Scuola: mons. Melillo (Ariano Irpino), “il metro tra un banco e l’altro non isola ma rende tutti egualmente vicini”

“Quel metro che c’è tra un banco e un altro non mi isola: piuttosto, ci rende tutti egualmente vicini”. Lo ha scritto il vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia, mons. Sergio Melillo, nel messaggio inviato agli studenti in occasione del loro ritorno nelle aule scolastiche dopo i mesi di didattica a distanza per via del lockdown.
“Quelli della mia generazione ricordano bene – dall’esperienza del terremoto che ha segnato la nostra terra – cosa significa dover lasciare la casa in fretta, prendendo meno del necessario… e, poi ritornarci, magari giorni, settimane, mesi dopo”, racconta il presule: “Rientrare lentamente, con preoccupazione, riappropriandosi con lo sguardo degli spazi, dei luoghi, degli oggetti che stanno ancora lì dove e come li avevamo lasciati, a ricordarci cosa stavamo facendo quando in un istante era accaduto l’impensabile”. E, anche se “non avete per fortuna ricordi come questi”, oggi, “al rientro a scuola, vivete qualcosa di simile”, osserva il vescovo. “Anche voi avete dovuto abbandonare il vostro banco, le aule, all’improvviso – lasciando lì quello che stavate facendo – qualche libro o quaderno. E oggi che ci rientrate – con un’emozione che lentamente vi fa risentire a vostro agio – vi guardate intorno, ricordate quello che stavate facendo, forse con un po’ di diffidenza, ma dura poco: basterà alzare lo sguardo per incrociare quello dei vostri compagni, degli amici, e – «casa!» – eccovi di nuovo qui, al sicuro”. “Sarà un primo giorno di scuola senza il compagno di banco, che forse è la cosa più bella. Ma, se ci pensate, anche questo ‘di meno’ in realtà può mutarsi in un ‘di più’”, evidenzia mons. Melillo: “Non c’è più ‘il compagno di banco e io’, non c’è più neanche un gruppo: non ci sono più schieramenti. Questa non è più l’epoca degli schieramenti, l’epoca di scegliersi il compagno di banco, l’epoca di ‘speriamo che non mi capita quello sfigato’: ora si è fighi o si è sfigati tutti insieme”. “Perché – ammonisce il vescovo – è questa la sfida che vi aspetta e che, in realtà, aspetta tutti noi. La pandemia non ci ha reso migliori: la cronaca più recente, anche di questi giorni, smentisce questa ingenua speranza”. “Quello che invece la pandemia ha fatto è stato mostrarci, quasi con la violenza di uno schiaffo, che siamo tutti uguali – tutti ugualmente fragili – tutti ‘sulla stessa barca’. Con parole di adulti, che vorrei imparaste, ci ha svelato che siamo un’unica ‘comunità di destino’. È solo se partiamo da qui che la pandemia potrà renderci migliori”, conclude mons. Melillo.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori

Informativa sulla Privacy