Giornalismo: Tarquinio (Avvenire), “dalla pandemia una lezione, non si può raccontare solo il male della società”

“Nel picco della pandemia, tutti dovevamo raccontare il male che accadeva ma anche ciò che di buono cominciava ad accadere. Ci siamo trovati all’improvviso con tanti concorrenti a fare il lavoro che facciamo ordinariamente”. Lo ha detto il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, intervenendo al festival della comunicazione “I media Cei… insieme per passione”, che si è concluso ieri sera a Terrasini. “La sfida è stata quella di vedere che molti entravano nel nostro campo”, ha aggiunto Tarquinio, che ha avvertito: “Abbiamo davanti una grande tendenza a ripetere gli errori e tornare dove eravamo, anche nei tic dell’informazione”.
Il direttore di Avvenire ha indicato poi un insegnamento per il mondo dei media e dell’informazione in seguito alla pandemia: “Si è capito in questo tempo che, se i media riescono a interpretare l’anima del tempo che stiamo vivendo e stare vicino alle persone cercando di interpretare i fatti, i numeri del fallimento possono diventare i numeri di un successo. Infatti, sono cresciuti i dati di tutti i media”. A suo avviso, la capacità dei mezzi di comunicazione è stata quella di capire che “non si poteva raccontare solo il male della società”. “Questa è la grande lezione che dovremmo saper prendere”.
Guardando al presente, Tarquinio ha espresso una preoccupazione: “Oggi, sull’aborto chimico stiamo tornando a parlare di vita e morte ma non c’è la stessa chiarezza che vedevamo nel picco della pandemia. Sta tornando a prendere campo il partito della morte”. Infine, la prospettiva dell’informazione: “Abbiamo bisogno di ‘comunità informanti’, le redazioni dei giornali, dei tg, sono comunità che lavorano per le comunità. Abbiamo bisogno di una grande alleanza. La buona stampa ha bisogno di gente che la faccia essere ancora più buona”.

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