Coronavirus e scuola: Affinati, “quella vera è in presenza”. “Se l’Italia sta per ripartire lo dobbiamo anche agli insegnanti”

La vera scuola è quella in presenza perché “il maestro deve far brillare gli occhi dei suoi studenti, dunque ha bisogno di uno spazio reale, non virtuale”. “Il gruppo intorno a te – non davanti a te! – è una comunità viva, palpitante, un organismo in continua mutazione e tu lo puoi formare, lo puoi far crescere” ed è “la classe nella sua interezza che ti detta le frasi”. Se “il ricorso alla didattica a distanza è stato obbligatorio per cause di forza maggiore legate al Covid 19”, ora “è arrivato il momento di provare a convivere col virus”. A parlare, in questa intervista al Sir, è Eraldo Affinati, scrittore e insegnante romano, fondatore con la moglie Anna Luce Lenzi della Penny Wirton, scuola gratuita di italiano per immigrati. Il 14 settembre, dopo sei mesi, si torna in classe; gli abbiamo chiesto di formulare un augurio ideale a ragazzi, genitori e insegnanti. “Credo che oggi i ragazzi siano migliori rispetto a quello che erano prima del confinamento”; “vorrei che non dimenticassero ciò di cui, durante il lockdown, hanno sentito la mancanza: la vicinanza degli amici, il gruppo classe, la scansione quotidiana”. E il fatto che le famiglie da marzo a maggio abbiano toccato con mano la fatica del “fare scuola”, potrebbe “aver creato le premesse per un legame autentico fra genitori e istituzioni preposte all’istruzione” Rapporto “non sempre facile, tuttavia mai come oggi è necessario fare fronte comune”.
Quanto agli insegnanti, “se l’Italia sta per ripartire lo dobbiamo anche a loro”, che “durante la forzata interruzione”, come “i medici e gli infermieri, ed altre categorie professionali indispensabili, hanno tenuto in mano il Paese”, scandisce Affinati. Se “le scuole sono presidi etici da difendere ad ogni costo, essi rappresentano i principali custodi della tradizione culturale da consegnare alle nuove generazioni affinché queste possano costruire il futuro”.

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