Feste patronali: mons. Santoro (Taranto), “non disperdere un patrimonio senza il quale perderemmo una buona fetta del nostro essere pugliesi”

Dalla Settimana Santa che precede la Pasqua, fino ad ottobre, animano la vita dei paesi con processioni e feste patronali. Spesso sono parte integrante anche di celebrazioni funebri e matrimoni. A differenza del Nord Italia, dove i complessi bandistici restano amatoriali, nel Mezzogiorno le bande sono composte da professionisti. Un lavoro che è stato messo a dura prova dai mesi di lockdown e per cui ancora non si vede una luce. L’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, ha voluto incontrare i vari settori del comparto legato alle feste di popolo. All’udienza hanno partecipato i rappresentanti dell’associazione nazionale Bande da giro, dell’associazione nazionale Spettacoli viaggianti, l’associazione Pirotecnici italiani, quella degli Illuministi di Puglia e quella degli ambulanti Pizzicati dal Salento. “Si corre il rischio – hanno riferito – che finita la cassa integrazione senza che riprenda il lavoro estivo, in autunno i dipendenti non potranno nemmeno percepire l’indennità di disoccupazione”.
“Abbiamo bisogno anche della festa del popolo – ha ribadito mons. Santoro, tornando a quanto aveva espresso nell’omelia del Corpus Domini -, intesa come cifra identitaria, legame con le radici e le tradizioni. Sono dispiaciuto delle mortificazioni subite dagli operatori del comparto delle feste patronali. La tradizione propriamente cattolica è quella di riunire tanti aspetti della vita, di armonizzarli e non di contrapporli. Dobbiamo impegnarci per non disperdere un patrimonio senza il quale perderemmo una buona fetta del nostro essere pugliesi, del nostro essere gente che vive le sue storiche manifestazioni di fede nel Sud Italia; non siamo in Svezia o al Polo Nord”.
Poi l’arcivescovo ha avanzato una proposta: un protocollo d’intesa da firmare con le amministrazioni locali e consegnare al presidente della Conferenza episcopale pugliese, mons. Donato Negro, arcivescovo di Otranto. “Nell’organizzazione e nello svolgimento delle feste patronali ci sono diversi punti critici a partire dalla raccolta fondi che avviene perlopiù tramite il porta a porta – ha ricordato mons. Santoro – per arrivare alle processioni che inevitabilmente provocherebbero assembramenti. Particolarmente quest’anno, di fronte a tanto dolore in Italia e nel mondo, occorre che tutto sia improntato alla più grande sobrietà, ma suggerisco un accordo di programma che affidi alle amministrazioni locali la gestione dei festeggiamenti civili, lasciando alla Chiesa quelli liturgici, fermo restando che resta problematica la reperibilità dei fondi, anche a seguito delle gravi difficoltà economiche che anche le parrocchie stanno vivendo”.

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