Diocesi: mons. Nosiglia (Torino), “la città ha grandi potenzialità, ma deve riscoprire la sua anima”

Etica e umiltà. Sono due dei concetti attorno ai quali ruota l’omelia dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in occasione della festa del santo patrono della città, San Giovanni Battista. Partendo dal testo biblico, il presule ha toccato alcuni dei temi di attualità. Innanzitutto, con un richiamo all’etica come “fondamento del vivere civile e sociale”. Mons. Nosiglia ha spiegato: “Quando parliamo della necessità di ridare un’etica alla finanza e all’economia e a tanti altri aspetti del lavoro e del vivere civile, non intendiamo solo un fatto privato e di coscienza, ma anche un modo sociale di impostare i meccanismi stessi del potere e dell’autorità in tutti i campi del governo, una nuova mentalità e regole di comportamento, che affondano le loro radici in Dio e nel primato della legge morale che Lui ci indica nella coscienza e che ci propone con la via dell’amore, della giustizia, della solidarietà e del dono di sé”. L’arcivescovo ha ricordato quindi come “oggi nel contesto storico che stiamo vivendo c’è bisogno di un supplemento di responsabilità collettiva”.
Mettendo in guardia dalla forte l’illusione “di avere in mano la nostra salvezza”, il presule ha evidenziato quanto sia importante l’attenzione al “bene comune”.
“Coltivare giustizia e pace – ha sottolineato mons. Nosiglia – significa anche farsi voce di chi non ha voce in questa società e sono tanti oggi che vivono condizioni non solo di mancanza di lavoro o di sofferenza aggravate dal senso di solitudine e di abbandono, in cui sembra che a nessuno interessi la loro sorte e si prenda a cuore i loro problemi. Facciamo emergere, dunque, queste situazioni per richiamare tutti ad esercitare quella prossimità che rende la vita più vera e fraterna”.
L’arcivescovo ha quindi rammentato la lettera inviata alla città in occasione della festa patronale – “Molto oltre la paura” -, dicendo: “Torino non temere”, “perché la nostra città ha delle potenzialità umane, spirituali, culturali, politiche ed economiche di prim’ordine e fortemente radicate nel tessuto della vita dei suoi abitanti, ma deve credere di più in se stessa, riscoprire e rivitalizzare la sua anima che tiene unite tutte queste risorse”.

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