Diocesi: card. Betori (Firenze), “questa città è chiamata a guardare oltre i propri confini”

“Questa città è chiamata a una vocazione universale, a guardare oltre i propri confini, a sentirsi dono per tutti i popoli del mondo, segno permanente del valore dell’umano nella sua integralità”. Lo ha affermato l’arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori, nell’omelia della messa che ha celebrato, oggi, in cattedrale nella solennità di san Giovanni Battista, patrono di Firenze. Il porporato ha indicato “gli eccessi da cui fuggire, nei comportamenti sociali, nel pur doveroso confronto dialettico, nel rapporto tra le persone e le cose, nel creare spazi di vita dignitosa per tutti”. “Misura non significa limitare il nostro desiderio, quanto piuttosto riconoscerne la giusta dimensione. Su questa strada auspico che tutti si possa ritrovare la misura dell’infinito, che è la misura del cuore dell’uomo e che fu il carattere della prospettiva di Filippo Brunelleschi, ciò che gli permise di osare, giusto seicento anni fa, il progetto di questa cupola, misurandola di braccio in braccio fino al cielo”. Nelle parole dell’arcivescovo la consapevolezza che “in questi giorni abbiamo sperimentato come la nostra cultura abbia nel tempo dimenticato o sottostimato aspetti fondamentali dell’essere uomini, dal vivere di fronte alla morte fino all’esperienza di come la persona cresca mediante i legami e non seguendo i miraggi dell’individualismo”. “Per costruire una convivenza armonica abbiamo bisogno dei fondamentali dell’umano”.
Infine, la consapevolezza che “occorre il coraggio della verità. “Resta per noi perenne richiamo contro ogni compromesso e ogni cedimento al pensiero unico. C’è un profondo bisogno di verità per questi nostri giorni, a riguardo della consistenza della persona, delle sue relazioni, di un progetto sociale – ha concluso –. Solo la verità sull’uomo e sul mondo potrà dare fondamenta solide a un futuro sociale. Per riconoscerla abbiamo bisogno di: meraviglia e timore di fronte ai segni di Dio, dialogo per un discernimento comunitario, custodia nel cuore della bellezza contemplata”.

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