Migranti: Oxfam e Greek council for refugees, in Grecia “una catastrofe umanitaria. No a nuovi campi di detenzione, inviare aiuti urgenti”

“Le ultime decisioni assunte da Ue e Turchia, non faranno che aggravare ulteriormente quella che è in questo momento a tutti gli effetti la peggior catastrofe umanitaria in Europa”. È l’allarme lanciato oggi da Oxfam e Greek council for refugees (Gcr) con un nuovo rapporto a quattro anni esatti dall’accordo tra Ue e Turchia, che ha avuto un impatto umanitario devastante sul destino di decine di migliaia di uomini, donne e bambini, in fuga da guerra e persecuzioni, come in Siria, Afghanistan o Iraq. Oltre 40mila richiedenti asilo sono intrappolati in condizioni disumane nei cinque campi profughi allestiti dalla Ue nelle isole greche. Un numero sei volte superiore alle effettive capacità di accoglienza delle strutture. Oxfam e Gcr lanciano un appello urgente alla Grecia “perché vengano forniti immediati aiuti umanitari alle persone intrappolate nelle isole e vengano cancellati i piani per la costruzione di nuovi campi di detenzione”. “Nulla può giustificare la detenzione indiscriminata di persone in cerca di asilo, né il rimandarli indietro in Paesi dove rischiano la vita o la loro libertà”, ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia. La situazione più grave resta nel campo di “Moria” a Lesbo, dove in questo momento si trovano circa 20mila persone ammassate in una struttura adibita per accoglierne un numero sette volte inferiore. Quasi la metà sono bambini, di cui il 60% ha meno di 12 anni e il 15% è arrivato qui da solo. Tra di loro c’era anche la bimba afgana di sei anni, orfana di padre, morta lunedì scorso nell’incendio che ha colpito il campo finanziato dall’Ue. Il 13 marzo il governo greco ha inoltre annunciato, a causa della diffusione del coronavirus, la sospensione di tutte le procedure di asilo fino a venerdì 10 aprile. Nel rapporto Gcr e Oxfam denunciano inoltre come le autorità greche, abbiano già iniziato a tenere in stato di fermo le persone arrivate sull’isola di Kos per l’intera durata delle procedure di richiesta asilo: “Si tratta di famiglie con bambini molto piccoli, di richiedenti asilo vulnerabili che hanno bisogno di immediata assistenza medica e psicologica, di donne che hanno subito violenza”. Mentre l’emergenza coronavirus, con i primi casi segnalati anche a Lesbo, sta creando ulteriori rischi e incertezze, “è fondamentale  che i governi continuino a proteggere i profughi più vulnerabili e mantengano la promessa di garantire condizioni di sicurezza per i bambini”.

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