Palestina: Ocha (Onu), lanciato piano da 417 milioni di dollari per assistere 1,8 milioni di palestinesi

Un piano da 417 milioni di dollari per rispondere ai bisogni di 1.8 milioni palestinesi vulnerabili residenti nei Territori Occupati. A lanciarlo oggi il Primo ministro dello Stato di Palestina, Mohammad Shtayyeh e il coordinatore umanitario dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), Lucia Elmi. Il piano di risposta umanitaria (Hrp) per il 2021, ha detto il Premier, “andrà a completare gli sforzi dello Stato di Palestina per aiutare i palestinesi bisognosi lì dove la nostra portata è più limitata. I palestinesi più vulnerabili devono essere sostenuti, siano essi a Gaza, Gerusalemme, Area C o altrove. Questo piano ci consentirà di collegare aiuti umanitari immediati con gli sforzi di sviluppo sostenibile e per superare gli ostacoli a lungo termine”. “L’impatto prolungato dell’occupazione militare, delle restrizioni di accesso, delle divisioni interne e del rispetto insufficiente dei diritti dei palestinesi, sanciti dal diritto internazionale, è ora aggravato dal Covid-19”, ha detto Elmi. Più di 200 organizzazioni e partner, comprese organizzazioni locali e internazionali, nonché enti delle Nazioni Unite, si sono riunite per formulare il piano, che consiste in 186 progetti umanitari. L’ultima valutazione dei bisogni umanitari ha rilevato che 2,45 milioni di palestinesi, il 47% della popolazione, hanno bisogno di aiuto. L’Hrp 2021 si rivolge a 1,8 milioni di loro, cioè quelli che sono stati identificati come i più vulnerabili. A causa del Covid-19 si stima che siano circa 346.000 i palestinesi che sono passati dall’avere “bisogni moderati” a “condizioni di grave bisogno”. Il 70% dei fondi necessari per attuare il piano sarà destinato a Gaza, dove la situazione rimane fragile: i suoi 2 milioni di abitanti sono effettivamente isolati dal resto dei territori occupati e dal mondo ed esposti a ricorrenti escalation di ostilità, a deficit elettrico cronico e a carenza di personale medico specializzato, farmaci e attrezzature. In Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, l’espansione degli insediamenti, la violenza dei coloni, le restrizioni di accesso, la demolizione di case e altre strutture e gli sgomberi di famiglie sono continuati o addirittura aumentati durante il 2020, intensificando le pressioni sui palestinesi affinché lascino le loro comunità .

 

 

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