Siria: card. Zenari (nunzio), “priorità oggi non è la mascherina ma il pane”

“La povertà in cui è nato il Signore, a Betlemme, è la stessa in cui oggi versano tante famiglie, con i loro bambini, nella Siria in guerra da 10 anni”. A 10 giorni dal Natale, è il card. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, a descrivere al Sir le condizioni dei bambini siriani e delle loro famiglie. Un pensiero continuo, quello del nunzio, per i piccoli della Siria, accompagnato da un impegno strenuo sul terreno. “Sarà anche questo un Natale di povertà, al freddo, come nella grotta di Betlemme”, afferma il cardinale che da tempo denuncia l’emergenza umanitaria in Siria che coinvolge circa 12 milioni di persone tra rifugiati fuori i confini siriani e sfollati interni. “Sono famiglie che vivono come possono, tante sotto le tende, lontano dalle loro case, alcune anche a cielo aperto. Mancano stufe e chi le ha non può accenderle per mancanza di gasolio. Spesso mi capita di vedere nelle strade file interminabili di gente in attesa di comprare del pane a prezzo agevolato dal Governo”. In Siria è esplosa “la bomba della povertà che uccide la speranza. C’è bisogno di pane, di latte, di gasolio, di medicine”. Il pensiero va ancora alla “sofferenza dei più piccoli che vedono tornare a casa i loro genitori solo con un po’ di pane spesso di scarsa qualità per la mancanza di farine adatte”. Anche la solidarietà paga il suo tributo alla guerra. Alla povertà si è aggiunta la pandemia del Covid-19. “Non abbiamo dati ufficiali dei contagi, i tamponi sono molto pochi. Probabilmente fino ad ora il virus è stato contenuto anche grazie al fatto che la Siria è un Paese chiuso, dove non arriva nessuno”. Con il progetto “Ospedali Aperti”, portato avanti con la Fondazione Avsi, in tre nosocomi cattolici, due a Damasco e uno ad Aleppo, “abbiamo cominciato a prestare cure domiciliari. Il sistema sanitario siriano è ridotto ai minimi termini a causa della guerra. Reperire dispositivi di protezione è difficile così come educare la popolazione a idonei comportamenti igienici. Molte famiglie vivono in case senza servizi per non parlare dei rifugiati stipati nei campi dove non c’è distanziamento. La priorità in Siria oggi non è la mascherina ma il pane”.

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