Diocesi: mons. Mansi (Andria), “essere testimoni di speranza e di futuro”

“Vale molto di più essere annunciatori non del degrado, dello sfascio, del peccato, che pure assedia il mondo, ma testimoni di speranza e di futuro”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Andria, mons. Luigi Mansi, nella celebrazione per la III domenica di Avvento che ha presieduto in cattedrale.
Nell’omelia il vescovo ha sottolineato che “il cristiano non è uno che vive la sua fede in maniera solitaria, della serie ‘salvarsi l’anima’, ma è un fratello che ha a cuore gli altri fratelli e desidera, ha un bisogno irrefrenabile di condividere la sua fede. Un bisogno che non riesce a contenere e che lo spinge a testimoniare, ad annunciare ciò che ha scoperto e trovato: la gioia e la luce della vita”. Commentando la pagina evangelica, mons. Mansi ha evidenziato che Giovanni Battista “esorta noi, cristiani di questo tempo che sul piano della fede è diventato tiepido e caratterizzato di comportamenti dettati spesso solo dalla tradizione, a ridare vigore, slancio, gioia alla nostra fede, ricordando sempre tutti che vale molto di più accendere una lampada che maledire mille volte il buio della notte”. “Ciascuno di noi – ha proseguito – è mandato da Dio, è testimone di luce, profeta”. “Oggi, più che in altre epoche della storia, ci domandiamo come mai sia così scarsa la presenza di profeti o almeno perché sia tanto difficile individuarli”, ha osservato mons. Mansi, domandando: “Non dipende forse dal fatto che noi per primi abbiamo spento la profezia, non le abbiamo dato sufficiente ascolto?”. “Forse abbiamo lasciato intiepidire la nostra fede, l’abbiamo lasciata inerte, senza alimentarla”, ha continuato: “A volte noi, soprattutto adulti, ci sentiamo un po’ tutti come Giovanni che grida nel deserto: chi ci ascolta? Urliamo, ma ben altre voci trovano ascolto. Non solo: mette paura il dover essere testimoni: chi può sentirsi capace, degno di annunciare Cristo? E come testimoniare Cristo in famiglia, a lavoro e con chiunque incontriamo quando la nostra fede è continuamente messa alla prova da fragilità, dubbi, mezze misure, ipocrisie?”. Secondo il vescovo, “la risposta ai nostri dubbi e ai nostri timori ce la offre San Paolo il quale ci ha invitati ad essere sempre lieti: la gioia cristiana non è da confondere con la facile allegria, il facile buonumore, si tratta invece di uno dei frutti dello Spirito, un segno esteriore che conferma le scelte fatte per la nostra vita”. Mansi ha rimarcato l’importanza di “pregare interrottamente, che non vuol dire stare a dire in continuazione preghiere, ma trasformare tutta la nostra vita, ogni suo istante, in preghiera, in rapporto fiducioso con Dio. Così, ci ha detto san Paolo, saremo santi, cioè persone felici, realizzate”.

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