Perù: mons. Castillo (Lima), “non lasciamoci sopraffare dalla violenza, rischio di suicidio collettivo. Indagare su casi di abuso d’autorità”. Stato d’emergenza in 7 regioni

(Foto: diocesi di Lima)

Un nuovo appello a “porre fine alla violenza e all’eccessiva agitazione”, destinate a portare a un vero e proprio “suicidio collettivo”. L’appello è stato rivolto ieri, durante la messa domenicale, dall’arcivescovo di Lima e primate del Perù, mons. Carlos Castillo Mattasoglio, che ha inoltre chiesto di approfondire le indagini sui casi di abuso di autorità commessi durante le ultime manifestazioni. “Non lasciamoci sopraffare dalla violenza”, ha aggiunto, mentre all’esterno continuavano le marce di protesta, con alcuni scontri e diversi arresti. Il Governo ha anche decretato lo stato d’emergenza in sette regioni (Madre de Dios, Cuzco, Puno, Apurímac, Arequipa, Moquegua e Tacna).
A proposito del conflitto sociale in atto, rilanciando alcune espressioni del messaggio diffuso venerdì dalla Conferenza episcopale peruviana, l’arcivescovo ha denunciato che c’è “indifferenza da parte di tutti i leader del Paese rispetto alle necessità che stiamo vivendo”. Anche se ci potrebbero essere soluzioni immediate per trovare una via d’uscita, “si rifiutano di farlo e pensano solo ai loro interessi e al prolungamento del loro mandato”. Il Paese “sta cadendo a pezzi, è totalmente paralizzato e dobbiamo trovare un modo per superare al più presto questa situazione”, ha insistito.
Il primate del Perù ha anche condannato “l’agitazione sproporzionata” di “forze oscure” che, attraverso la violenza, stanno cercando di “fomentare ulteriori evoluzioni”. Al tempo stesso, ha condannato le “cose gravi” che sono state commesse da settori dello Stato. “Domenica scorsa abbiamo pregato qui per un fratello assassinato. Oggi sappiamo che è stato colpito direttamente alla testa da una bomba lacrimogena. Non sappiamo se la persona che l’ha fatto si sia sbagliata o meno, questo deve essere indagato e l’indagine deve portare a un chiarimento, ma non ci può essere più violenza da una parte o dall’altra”.
Mons. Castillo aveva espresso sabato concetti simili durante il programma radiofonico “Diálogo de Fe”, dicendo inoltre: “È necessario sviluppare modalità di dialogo come cittadini per prendere coscienza e risolvere i nostri problemi”. In questa prospettiva, la Chiesa “svolge un ruolo decisivo nel promuovere una forma di intervento nella società attraverso la partecipazione delle organizzazioni di base”. Sono loro (le organizzazioni dei corpi intermedi) che “possono avere la capacità di neutralizzare le situazioni di violenza e chiedere a chi ha il potere di cedere alle esigenze di tutti i cittadini del Perù”. Riferendosi al viaggio apostolico di Papa Francesco in Africa, l’arcivescovo di Lima ha sottolineato che le parole del Papa “hanno ripercussioni anche nel nostro Paese, perché ha parlato chiaramente contro la violenza”.

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