Cammino sinodale: Capua, nella fase sapienziale più spazio alla formazione del popolo e alle relazioni intraecclesiali

(Foto: diocesi di Capua)

Una folla di fedeli, “sopra ogni aspettativa”, si è ritrovata, lunedì 20 novembre, a Capua, presso il salone Capecelatro, per dare ufficialmente il via alla fase sapienziale del Cammino sinodale che sta diventando sempre più un’esperienza ecclesiale. Alla presenza dell’arcivescovo Salvatore Visco e di don Marco Pascarella, referente diocesano per il Sinodo, il relatore è stato don Dario Vitali, docente di Ecclesiologia presso l’Università Gregoriana e membro della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. “Don Vitali ha offerto un racconto ragionato della vicenda Sinodo. Il suo è stato un excursus tra esperienze personali e conoscenze specialistiche. Ci ha ricordato che quello che stiamo vivendo è un processo che nasce nel solco del Concilio Vaticano II e che, se vogliamo ascoltare lo Spirito, dobbiamo ascoltare il popolo santo di Dio nel suo insieme, non ciascuno preso singolarmente e tutto ciò in forza del dono del Battesimo con la relativa effusione dello Spirito Santo. Per corroborare questa intuizione ci ha richiamato i documenti conciliari nei quali si premette il capitolo del popolo di Dio a quello sulla gerarchia e ciò per dire che il titolo più importante è essere figlio di Dio, la dignità più alta”, si legge in una nota dell’arcidiocesi di Capua giunta al Sir. L’esperienza è ad una svolta: “Ascoltare tutti è andato bene, ma adesso dobbiamo fare un ascolto ecclesiale nel quale la formazione vada ad innalzare il livello. Si tratta di una formazione che diventi sinodalità, sentire cum ecclesia. A che serve il Sinodo se non a guidare la coscienza ecclesiale, se non a formare l’identità forte di un popolo che è capace di camminare in un tempo nel quale siamo una minoranza? Una volta, nei tempi del cristianesimo diffuso, ci si accontentava delle condizioni minime di appartenenza. Oggi bisogna camminare in maniera più consapevole”. Don Vitali ha ricordato che non c’è più spazio per gli individualismi delle parrocchie o dei movimenti ecclesiali oppure ad una qualsiasi forma di autoreferenzialità. “Stiamo vivendo il primo grande tentativo di un ascolto che permetta di cogliere un consenso diffuso nella Chiesa, da intendere come percezione della volontà dello Spirito nel cui tempo viviamo – prosegue la nota -. La Chiesa che è in Capua ha indicato i due ambiti che intende approfondire: la formazione del popolo per una partecipazione più consapevole e una maggiore attenzione alle relazioni intraecclesiali che in fondo son ciò che il mondo vede a da cui capisce la verità profonda della Chiesa”.

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