Guatemala: i vescovi, “sciopero nazionale risultato di ‘prevaricazione’ di organi statali”

“La situazione di sciopero nazionale che si è venuta a creare è il risultato di azioni da parte di organi statali”, vissute come un “atto di prevaricazione”. A scriverlo, in un nuovo messaggio, il secondo in due settimane, è la Conferenza episcopale del Guatemala (Ceg), che prende posizione sul sequestro degli atti elettorali, risultati regolari agli occhi del Tribunale elettorale, e sulla conseguente messa in dubbio della vittoria del presidente regolarmente eletto dai cittadini, Bernardo Arévalo.
L’episcopato ritiene che le maggiori responsabilità ricadano sulla Procura della Repubblica, che, “sotto l’apparenza della legalità”, ha portato avanti azioni “contrarie al bene comune. Il sequestro dei verbali del processo elettorale è stato coperto da una decisione del giudice e questa azione è stata percepita come contraria alla legge che concede la supremazia al Tribunale elettorale supremo in materia elettorale e come una violazione del rispetto dovuto al voto del cittadino liberamente espresso”. Inoltre, “alcune risoluzioni della Corte Costituzionale e della Corte Suprema di Giustizia, che avrebbero dovuto ristabilire l’ordine politico, non hanno risolto i conflitti perché sono state percepite come interpretazioni egoistiche della legge. Lo Stato, attraverso queste istituzioni, non ha servito il bene comune e quindi un gran numero di cittadini si è sollevato per protestare e chiedere la destituzione di coloro che hanno violato palesemente il processo elettorale”. I vescovi esortano il Presidente della Repubblica, Alejandro Giammattei, “ad assumersi la responsabilità che il popolo stesso gli ha affidato e che è esplicitata negli articoli 1 e 182 della Costituzione della Repubblica. È necessario che prenda posizione in difesa del bene comune e che ascolti il grido di coloro che manifestano nelle strade e chiedono le dimissioni del Procuratore generale e capo della Procura e, con lei, le dimissioni dei suoi collaboratori, gli esecutori delle azioni che sono state percepite come abusi e violazioni del processo elettorale. Crediamo che questa decisione dimostrerà la reale preoccupazione di un governante che vuole la pace per i suoi concittadini”.
Infine, il messaggio si rivolge al popolo guatemalteco, ai leader sociali e a coloro che hanno influenza nella vita sociale, chiedendo di “utilizzare i mezzi legali che la stessa Costituzione offre per esprimere il malcontento e l’insoddisfazione, senza ricorrere alla violenza o esercitare alcun tipo di pressione che possa limitare la libertà di cui ogni cittadino guatemalteco dispone”.

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