Terra Santa: mons. Pizzaballa (patriarca), “il cammino della fede passa attraverso la strettoia del lasciarsi trovare da Gesù”

“Il cammino della fede di ogni cristiano inizia al sepolcro vuoto, lì dove torniamo a vedere il luogo dove Gesù è stato sepolto, ma anche dove le donne e i discepoli scoprono che il suo corpo non è più. Gesù non è più nella morte”. A ricordarlo nella sua meditazione al Vangelo della Domenica (la Seconda di Pasqua, 24 aprile) è il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa. Questo cammino, rimarca il patriarca, “è solo il punto di partenza, che ha bisogno di un cammino, un cammino fisico, ma anche un percorso spirituale, è il percorso della fede che deve portare a riconoscere il Signore Risorto, a vederlo con i propri occhi, a credere in Lui, a riscoprirlo come il proprio Signore, il proprio Dio”. Uno degli aspetti di questo cammino, annota Pizzaballa, è che “il cammino della fede passa attraverso la strettoia del lasciarsi trovare, del riconoscere che non siamo noi a trovare il Signore, ma è Lui a trovare noi” come accadde per Tommaso e gli apostoli rinchiusi nel Cenacolo. La venuta del Signore prelude a tre cose: innanzitutto, “donare lo Spirito, ovvero per donare quella vita che Lui stesso ha ritrovato dopo la morte”; poi, “inviare gli apostoli” chiamati a condividere la vita ritrovata con ogni uomo, “perché la Pasqua sia per tutti”. Terzo aspetto: “Il perdono dei peccati, segno ultimo della vittoria del Risorto sulla morte”. “Il bisogno dell’uomo ferito, dell’uomo peccatore – scrive Pizzaballa – è sempre quello di allungare la mano, di toccare e di prendere, come Adamo. È il bisogno di possedere. E Gesù arriva proprio lì, si offre a questo nostro bisogno malato, ma proprio offrendosi come si era offerto sulla croce, ci guarisce, donandoci la possibilità di un altro modo d vivere, che è quello di chi si fida, di chi crede. E se il toccare e il possedere è qualcosa che ci chiude in noi stessi, che ci fa ripiegare su di noi e sui nostri bisogni, anche religiosi, il credere è un uscire da sé, è il principio di quella missione a cui il Risorto è venuto ad inviarci”. Chi crede che il Signore “è sempre con lui, che sempre dà la vita non può rimanere fermo, non può non partire, perché anche altri possano essere raggiunti dallo stesso dono di gratuità e di vita”. Al contrario “chi è prigioniero del proprio bisogno di aspettare per vedere e per toccare, non parte mai”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa