Diocesi: mons. Repole (vescovo eletto Torino e Susa), “come cristiani possiamo offrire la straripante bellezza del Vangelo”

“Ho la grande grazia di dover servire due Chiese che conosco, pur in modo evidentemente diverso. E anche voi conoscete me, con i doni che il Signore ha voluto farmi nella sua immensa bontà e con i miei limiti”. Lo sottolinea l’arcivescovo eletto di Torino e vescovo eletto di Susa, mons. Roberto Repole, dopo l’annuncio della sua nomina oggi da parte del Papa. “La Chiesa di Torino è la mia Chiesa, tanto amata. È qui che ho ricevuto il dono più bello di tutti, quello della fede, quello della compagnia di Cristo. Penso con profonda gratitudine a tutte le sorelle e i fratelli che sono stati e sono per me la testimonianza di Cristo vivente e del suo amore. Penso a voi, con i quali camminiamo insieme; e penso a quelli che sono già nel Signore. Ci sono anche loro, anche oggi, qui. Gabriel Marcel faceva dire ad un personaggio del suo teatro che se il mondo fosse abitato solo da quelli che noi consideriamo i viventi, l’aria sarebbe semplicemente irrespirabile. Questo è particolarmente vero per la Chiesa. La Chiesa di Susa ho avuto modo di conoscerla, invece, soprattutto attraverso diversi incontri di formazione e di ritiro dei preti. Ne ho sempre raccolto la sensazione di una comunità in cui, con semplicità, si serve il Signore e ci si vuole bene”, precisa.
Poi la confidenza: “Mi consola sapere che lo Spirito è già potentemente all’opera e la Chiesa c’è già. Io vi svolgerò un ministero e offrirò quello che umanamente potrò dare. Ma ci saranno altri ministeri e soprattutto ci saremo tutti noi, una cosa sola in Cristo. Le Chiese di Torino e di Susa non hanno solo un glorioso passato, hanno un presente, dove Dio è all’opera perché il Vangelo raggiunga davvero tutti; e per questo, tale presente può essere persino stimolante e avvincente”.
“Mi consola, infine, sapere che come cristiani non siamo certamente una potenza, né dobbiamo esserlo – aggiunge -. Non abbiamo da offrire a queste nostre città nulla di tutto ciò che esse possono trovare già altrove e in abbondanza. Possiamo offrire, però, quello che nella nostra povertà Cristo ha deposto e depone continuamente in noi: la straripante bellezza del Vangelo, che può generare senso di vita per i più giovani, sollievo e compagnia per i più anziani, vicinanza e cura per i malati, accoglienza ospitale per tutti i poveri e gli emarginati”.
Dopo un ringraziamento al Papa e al suo predecessore Cesare Nosiglia, mons. Repole ha concluso: “Ci affidiamo tutti alla Vergine Consolata, perché continui a suggerirci quello che Cristo ci chiede. Vi voglio bene, confido tantissimo nel vostro bene e nella misericordia che ci useremo gli uni gli altri. Ringrazio sin d’ora le autorità civili e militari, confidando in una buona collaborazione”.

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