Terremoto Centro Italia: mons. Massara (vescovo Camerino), “la prima ricostruzione è quella sociale. Dare sostegno alle attività produttive”

(Foto Anci)

“Che tipo di ricostruzione vogliamo fare? Dove vogliamo andare? Vogliamo fare solo una ricostruzione strutturale, o vogliamo ricostruire il territorio nella sua interezza?”. Questi gli interrogativi che hanno introdotto l’intervento di mons. Francesco Massara a conclusione del convegno nazionale Anci di ieri a Camerino, occasione per fare un bilancio tra i 130 sindaci del cratere sulle cose che funzionano e sugli ostacoli che ancora si frappongono alla partenza spedita della ricostruzione. All’evento il settimanale diocesano “L’Appennino camerte” dedica oggi un ampio resoconto riportando le parole di mons. Massara, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche e vescovo di Fabriano-Matelica.

Mons. Massara, foto SIR/Marco Calvarese

“Non basta ricostruire solo le case – ha rimarcato il presule -. Se la ricostruzione strutturale non viene accompagnata da un sostegno alle attività produttive e da una ricostruzione del tessuto sociale rischiamo di vederne il fallimento. Avremo solo case e chiese vuote che nessuno vivrà. E questi aspetti debbono pertanto essere portati avanti insieme altrimenti rischiamo di curare un unico aspetto della ricostruzione e questo territorio intanto rischia di morire. La verità è che ogni giorno la nostra gente non ne può più. Non ne può più di aspettare”. Per mons. Massara “il commissario per la ricostruzione, Giovanni Legnini, ci ha dato sicuramente gli strumenti per poter vedere finalmente la ricostruzione” ma, ha evidenziato il vescovo, “io credo che sia già ingolfata in partenza. Il commissario più di fornirci tutte le ordinanze che vogliamo, altro non può fare, ma poi ci ritroviamo a fare i conti con i progettisti che non fanno i progetti, la Sovrintendenza che non ci dà le risposte, l’Usr (Ufficio speciale della ricostruzione) sommerso di pratiche, le ditte che non si trovano, il caro prezzi dei materiali e le macerie che non si sa dove portare. Ed è così che tutta una serie di problematiche e tutte le ordinanze che il commissario ha fatto finiscono nel collo di un imbuto”. Parole “realistiche” che nascono dalla esperienza del presule, “quotidianamente a contatto con i tanti Comuni dell’arcidiocesi e con una moltitudine di persone alle prese con una situazione di sofferenza che si protrae purtroppo da 5 anni”. Da qui la proposta di “una cabina di regia che coordini il tutto, perché procedere per risoluzione di problemi di settore, non approderebbe ai risultati sperati. Risolveremo altrimenti un solo problema, ingolfandoci su tutto il resto e non riuscendo a dare quelle risposte che ognuno di noi deve dare, perché la storia la facciamo noi tutti insieme”. “La prima ricostruzione è quella sociale – ha concluso mons. Massara -. I dati assolutamente negativi di 24 suicidi in 4 anni e dell’aumento esponenziale nel consumo di farmaci ansiolitici parlano da soli. Ognuno di noi è responsabile anche del nostro futuro. Questo non è un territorio spettrale ma i nostri ragazzi hanno necessità di vedere riconosciuto il diritto ad avere una prospettiva in queste zone. Ai sindaci, che ringrazio per il loro lavoro prezioso, insieme alle infrastrutture e ai servizi, chiedo di fare dei centri di aggregazione perché i nostri ragazzi hanno bisogno di punti d’incontro. La ricostruzione la facciamo ricostruendo la persona”.

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