Solidarietà: a rischio i soggiorni terapeutici dei bambini di Chernobyl. L’appello delle famiglie italiane, “pronti ad accoglierli in sicurezza”

Sono fortemente a rischio quest’estate i soggiorni terapeutici in Italia dei bambini di Chernobyl a causa dell’incertezza provocata dalla pandemia di Covid-19. Un appello a far venire comunque i bambini in sicurezza viene lanciato dalle migliaia di famiglie che accolgono durante le vacanze estive e natalizie. Lo scorso 26 febbraio le autorità della Bielorussia hanno infatti sospeso momentaneamente i progetti di accoglienza. Una parte delle associazioni – tra cui la Puer, che fa arrivare in Italia ogni anno circa 1.500 bambini – non si sono ancora rassegnate e sulla base del miglioramento dei dati nazionali, della ripresa delle attività dopo il lockdown, continuano a lavorare insieme alle autorità italiane proponendo dei protocolli di sicurezza: “Le famiglie italiane hanno offerto la totale e incondizionata disponibilità a rispettare tutte le necessarie misure a tutela della loro salute e della salute pubblica che sarebbero state proposte”, si legge in un comunicato. Il 25 giugno, infatti, il Comitato tecnico costituito dai rappresentanti dei tre ministeri interessati – Lavoro e Politiche sociali, Affari esteri e Cooperazione internazionale, Salute – si è espresso favorevolmente alla ripresa dei progetti di accoglienza, con una subordinazione alla pubblicazione della lista dei Paesi extra Schengen, i cui cittadini, dal 1° luglio, avrebbero potuto a qualsiasi titolo fare nuovamente ingresso nell’Unione europea. La Bielorussia non è rientrata nella lista dei suddetti Paesi, ma il Consiglio europeo ha previsto che, in situazioni di particolare importanza e valore sociale, si possa fare comunque ingresso in un Paese dell’Unione europea. Si aspetta una decisione europea che dovrebbe arrivare intorno al 15 luglio. Il Comitato dei minori ha comunicato però ad alcune associazioni la sospensione dei progetti per tutta l’estate, non permettendo così l’arrivo dei bambini nel mese di agosto. “Questa decisione – affermano le famiglie che accolgono –, non è coerente con l’ingresso in Italia, senza controlli e senza tutele, di persone provenienti da altri Paesi che sono poi risultate positive al coronavirus”.

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