Coronavirus Covid-19: Fnopo, “per ostetriche grave rischio contagio e turni massacranti. Subito dispositivi di protezione e nuove assunzioni”

“La situazione che stanno vivendo in questi giorni, e in queste ore, le ostetriche italiane nella lotta contro la diffusione e il contenimento di infezioni da Covid-19 è oltremodo drammatica. Da più realtà arrivano costantemente segnalazioni di carenza di personale e insufficienza di dispositivi di protezione individuale adeguati. Un grido d’allarme che la Fnopo (Federazione nazionale ordini professione ostetrica) ha il dovere di portare all’attenzione delle istituzioni, delle autorità competenti e anche dell’opinione pubblica”, si legge in un comunicato della Federazione che, insieme ai 68 ordini professionali, chiede che “vengano immesse nuove risorse di personale ostetrico in organico attraverso l’assunzione immediata di unità di personale ostetrico, già attivabili e disponibili attingendo dalle graduatorie concorsuali in vigore e altresì dalle unità infermieristiche disponibili in tempo reale, in quanto attualmente impiegate nelle Uuoo ostetrico-ginecologiche (4000 circa). “L’immissione di nuovo personale ostetrico – prosegue il comunicato – andrà a sostegno delle colleghe attualmente impegnate a fronteggiare una situazione non più gestibile, nell’area materno infantile nelle regioni attualmente più colpite dai contagi: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con turni massacranti di 12-14 ore”. Le ostetriche sono le più esposte sia al contagio visto la carenza di dispositivi di protezione individuale adeguati, rappresentando un rischio per le donne e i neonati con cui vengono in contatto. La Federazione, insieme alla comunità di ostetriche italiane, si stringe ai familiari, ai colleghi e agli amici dell’ostetrica deceduta a seguito dell’infezione di Covid-19 e dei professionisti sanitari contagiati sul lavoro” e lancia un appello alle istituzioni preposte affinché preparino le regioni del sud che, “nella maggior parte dei casi, non dispongono dei presupposti organizzativi che caratterizzano le regioni oggi più colpite dall’epidemia”.

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