Commissione Ue: con la pandemia forte aumento della disoccupazione. Italia: record europeo di Neet, un giovane su 5 non studia né lavora

Dall’inizio della pandemia sono in aumento i giovani che non lavorano e non studiano (Neet) in tutta Europa. L’Italia registra il triste primato di Neet, con il 20,7% nel secondo trimestre del 2020, seguita da Bulgaria (15,2%) e Spagna (15,1%). Lo comunica la Commissione Ue nel suo rapporto trimestrale sull’occupazione pubblicato oggi. In tutto il continente il tasso di Neet è cresciuto all’11,6% nel secondo trimestre del 2020 rispetto allo stesso trimestre del 2019. Secondo la Commissione l’impatto della crisi sui giovani e i più svantaggiati “è molto grave e la disoccupazione potrebbe aumentare nei prossimi mesi”. Inoltre, dalla relazione emerge che in tutti i Paesi Ue, le misure cuscinetto per la perdita del reddito da lavoro a causa del Covid-19 hanno tutelato in particolare i dipendenti con i salari più bassi. Ad eccezione dell’Italia e dell’Austria, dove invece risultano più protetti i lavoratori con reddito medio, registrando una minore riduzione dello stipendio rispetto ai dipendenti con retribuzioni più basse. Si registra anche un calo significativo della crescita del reddito pro capite soprattutto in Spagna (-11,6), in Svezia (-10,2) e in Italia (-7,3). “La Commissione ha mobilitato tutti i mezzi a sua disposizione per sostenere gli Stati membri, in particolare attraverso lo strumento Sure, sostenendo i programmi nazionali di lavoro a orario ridotto”, ribadisce il commissario Ue per il lavoro, Nicolas Schmit.
“Inoltre, la nuova garanzia per i giovani sosterrà lo sviluppo delle competenze e dell’esperienza lavorativa, soprattutto in aree rilevanti per le transizioni verdi e digitali – ha aggiunto –. Porre i giovani al centro di queste transizioni sarà la nostra priorità durante la ripresa”. Infine, nell’Ue e nei Paesi della zona euro, gli attivi, le persone tra i 15 e i 64 anni d’età, calano al 72,1% nel secondo trimestre 2020. I cali annuali più significativi si registrano in Spagna (-3,2%), Irlanda (-3,1%), Italia e Portogallo (2,9%). Restano comunque sempre più attivi gli uomini (77,6%) rispetto alle donne (66,5%) nell’ultimo trimestre.

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