Papa Francesco: ad arcidiocesi di Ravenna-Cervia, “arricchirci dell’esperienza di Dante per attraversare le tante selve oscure della nostra terra”

“Arricchirci dell’esperienza di Dante per attraversare le tante selve oscure della nostra terra e compiere felicemente il nostro pellegrinaggio nella storia, per giungere alla meta sognata e desiderata da ogni uomo: ‘l’amor che move il sole e l’altre stelle’”: con questo auspicio Papa Francesco ha salutato una delegazione dell’arcidiocesi di Ravenna-Cervia, ricevuta oggi in udienza, in occasione dell’ apertura dell’Anno Dantesco, nel VII centenario della morte. “Queste celebrazioni per il VII centenario della morte del sommo Poeta – ha detto il Pontefice,  citando parole di Paolo VI – stimolino a rivisitare la sua Commedia così che, resi consapevoli della nostra condizione di esuli, ci lasciamo provocare a quel cammino di conversione ‘dal disordine alla saggezza, dal peccato alla santità, dalla miseria alla felicità, dalla contemplazione terrificante dell’inferno a quella beatificante del paradiso’. Dante, infatti, ci invita ancora una volta a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano”. Nel 1965, in occasione del VII centenario della nascita di Dante, San Paolo VI fece dono a Ravenna di una croce d’oro per la sua tomba che, ha affermato il Papa, “in occasione di questo centenario, tornerà a splendere nel luogo che conserva le spoglie mortali del Poeta. Che possa essere un invito alla speranza, quella speranza di cui Dante è profeta”. Dante, infatti, “ci invita ancora una volta a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano” nonostante la sensazione che “questi sette secoli abbiano scavato una distanza incolmabile tra noi, uomini e donne dell’epoca postmoderna e secolarizzata, e lui, straordinario esponente di una stagione aurea della civiltà europea”. “Eppure qualcosa ci dice che non è così” soprattutto “là dove l’allegoria lascia lo spazio al simbolo, dove l’umano traspare più evidente e nudo, dove la passione civile vibra più intensa, dove il fascino del vero, del bello e del bene, il fascino di Dio fa sentire la sua potente attrazione”.

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