Papa Francesco: udienza, “la vita spirituale non è un programma di benessere”, “stare col Signore e non aver paura della desolazione”

(Foto Vatican Media/SIR)

“La vita spirituale non è una tecnica a nostra disposizione, non è un programma di benessere interiore che sta a noi programmare. No. La vita spirituale È la relazione con Dio, il Vivente, irriducibile alle nostre categorie”. È il monito del Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi in piazza San Pietro, in cui ha spiegato che “la desolazione è la risposta più chiara all’obiezione che l’esperienza di Dio sia una forma di suggestione, una semplice proiezione dei nostri desideri”. “In tal caso – ha proseguito il Papa -m saremmo sempre noi a programmarla, saremmo sempre felici e contenti, come un disco che ripete la medesima musica. Invece, chi prega si rende conto che gli esiti sono imprevedibili: esperienze e passi della Bibbia che ci hanno spesso entusiasmato, oggi, stranamente, non suscitano alcun trasporto. E, altrettanto inaspettatamente, esperienze, incontri e letture a cui non si era mai fatto caso o che si preferirebbe evitare – come l’esperienza della croce – portano una pace inattesa”. “Il Vangelo nota che Gesù era spesso circondato da tanta gente che lo cercava per ottenere qualcosa, guarigioni, aiuti materiali, ma non semplicemente per stare con lui”, ha fatto notare il Papa: “Era pressato dalle folle, eppure era solo”.
“Potrebbe sembrare strano, irreale, chiedere al Signore: ‘Come stai?’”, la proposta di Francesco: “E invece è una maniera molto bella di entrare in una relazione vera, sincera, con la sua umanità, con la sua sofferenza, anche con la sua singolare solitudine. Con lui, che ha voluto condividere fino in fondo la sua vita con noi”. “Ci fa tanto bene imparare a stare con lui”, ha assicurato il Papa: “stare col Signore, imparare a stare col Signore senza altro scopo, esattamente come ci succede con le persone a cui vogliamo bene: desideriamo conoscerle sempre più, perché è bello stare con loro”. “Non aver paura della desolazione”, l’invito finale a braccio: “portarla avanti con perseveranza, non fuggire, e nella desolazione cercare di trovare il cuore di Cristo, trovare il Signore. E la riposta arriva, sempre”. Di fronte alle difficoltà, quindi, “mai scoraggiarsi, ma affrontare la prova con decisione, con l’aiuto della grazia di Dio che non ci viene mai a mancare”: “E se sentiamo dentro di noi una voce insistente che vuole distoglierci dalla preghiera, impariamo a smascherarla come la voce del tentatore; e non lasciamoci impressionare: semplicemente, facciamo proprio il contrario di quello che ci dice!”.

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