Ucraina: Bertolotti (Start Insight), “trovare una soluzione mediata che consenta a Mosca e a Kiev di uscire a testa alta nei confronti dei rispettivi cittadini”

Il discorso del Presidente russo Vladimir Putin del 9 maggio, in occasione della parata per celebrare la vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale, è stato “volutamente rassicurante nei confronti dell’opinione pubblica russa, e volutamente contenuto. E al contempo è stato coerente con la visione russa di quanto sta accadendo e di come la sua classe dirigente, e con essa anche il suo popolo, percepisce l’ipotesi di una minaccia permanente”. A sostenerlo è Claudio Bertolotti, esperto dell’Ispi e direttore di Start InSight, Strategic Analysts and Research Team, in un commento dedicato alla guerra tra Russia e Ucraina e pubblicato oggi sul sito http://www.startinsight.eu. Bertolotti, riferendosi al discorso di Putin parla di sindrome da “fortezza sotto assedio”, “una percezione storicamente presente all’interno della società russa e che per questo motivo ha definito la propria politica estera e scritto la dottrina strategica militare prevedendo ‘azioni preventive’ in un’ottica difensiva. È una lettura interessante, che non si limita ad osservare quanto accade dal punto di vista ucraino o occidentale”. Quella in corso, per Bertolotti, è una “guerra di attrito e logoramento e si sta trasformando in una sciagura per la Russia, almeno rispetto alle aspettative iniziali. Russia che mantiene il vantaggio tattico ma con un’Ucraina, sempre più sostenuta dagli Stati Uniti e il Regno Unito e dagli altri paesi occidentali e della Nato, che si rafforza sempre più e che, da una posizione di difesa, sta assumendo una postura attiva caratterizzata da alcune azioni di contrattacco, non rilevanti sul piano generale ma certamente significative e galvanizzanti per il morale delle truppe di Kiev”. Parlando di negoziato, Bertolotti ravvisa la necessità di “trovare una soluzione mediata che consenta a Mosca e a Kiev di uscire a testa alta nei confronti dei rispettivi cittadini”. Questo vuol dire che “la Russia – e Putin per primo – non accetterà una soluzione che imponga un ritiro senza l’ottenimento di un risultato concreto. Un risultato che non potrà escludere il controllo della Crimea da parte della Russia, e con essa la continuità territoriale con il Donbas”. Chi lo sa bene, per il direttore di Start InSight, è il presidente francese Emmanuel Macron che ha dato “una risposta da leader europeo, pragmatica e molto lontana dall’idealismo di chi chiede il ritiro incondizionato della Russia. Macron sa che “la Russia non farà un passo indietro che possa essere recepito o letto come un’umiliazione. Sostenere l’Ucraina affinché la Russia non vinca è – scrive l’esperto – l’unica opzione per portare a uno stallo operativo da cui partire”. In altri termini: “è dal campo di battaglia, e dai territori materialmente occupati, che si definisce la base di un accordo negoziale e non il contrario”. Macron evidenzia anche che “gli interessi dell’Ue non sono gli stessi degli Stati Uniti”. La priorità degli Usa è “indebolire la Russia”. L’occasione è quella di “rendere Mosca l’anello debole di una possibile coalizione russo-cinese in un’ottica di competizione tra Washington e Pechino”. Al contrario, “i buoni rapporti tra la Russia e l’Ue, o meglio con alcuni paesi dell’Ue, rappresentano un potenziale ostacolo a una posizione europea unitaria in termini di sanzioni nei confronti di Mosca”. Un limite evidenziato dallo stesso Macron che ha invitato “gli alleati e i partner ad agire in maniera coerente con quelli che sono i principi e gli interessi di quella stessa Unione che, al contrario degli Stati Uniti, ha molto da perdere dal perdurare di un conflitto ai propri confini e che coinvolge un paese, l’Ucraina, che ha espresso il desiderio di entrare a far parte dell’Unione”.

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