Diocesi: mons. Caiazzo (Matera) a novelli sacerdoti, “siate preti eucaristici, dell’ascolto, del silenzio, che si fanno carico delle sofferenze di ogni uomo”

“Questa è la forma di carità più grande che ci sia: silenzio, tempo, ascolto, condivisione del dolore attraverso una presenza discreta ma feconda. A questo siete chiamati: preti eucaristici, preti dell’ascolto, preti del silenzio, preti che si fanno carico delle sofferenze di ogni uomo, piangendo con chi piange e ridendo con chi ride”. Lo ha affermato sabato sera mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, nel corso dell’ordinazione sacerdotale di don Stefano Casamassima e Antonello Petrocelli.
“L’amore non si spiega, si vive”, ha ricordato il presule nell’omelia, spiegando che “Dio, quindi, non si spiega ma si vive, si respira e si mostra attraverso il nostro agire, operare, attraverso il Figlio, Gesù, e per la potenza dello Spirito Santo. Di conseguenza non ha bisogno di essere dimostrato”.
Commentando la pagina evangelica dei dei discepoli di Emmaus, rivolgendosi ai novelli sacerdoti, mons. Caiazzo ha ammonito: “Non dimenticate mai che, come questi due giovani discepoli, vi capiterà di rimanere delusi, non capiti. Anche voi, come i discepoli di Emmaus, come ognuno di noi, avrete momenti in cui la tristezza e lo sconforto prenderanno il posto della speranza: ‘Noi speravamo… ma è ormai il terzo giorno dacché sono accadute queste cose…’. Non scoraggiatevi! La forza del pane dell’Eucaristia che attraverso le vostre mani si farà cibo per i fedeli, vi darà il fuoco che tornerà ad ardere nei vostri cuori come prima e più di prima”. “Ricordatevi – ha proseguito l’arcivescovo – che i nostri bravi discepoli di Emmaus, ritrovando forza, vigore, amore per il ministero che Gesù ha affidato loro, riprendono il cammino verso Gerusalemme, là dove si trova la Chiesa riunita in preghiera con Maria. Lontano dalla Chiesa, agendo da battitori liberi o scegliendo come compagni di viaggio chi vive la stessa condizione di incertezza, ci si allontana sempre di più dai confratelli, dall’agire comune. Si cade in una forma di depressione spirituale e morale, per cui ogni scelta, per quanto bene si possa fare, è contraria allo spirito del presbiterio nel quale state per entrare: significativo sarà il gesto dell’abbraccio che riceverete da ogni singolo sacerdote subito dopo l’ordinazione”. “Carissimi Stefano e Antonello, non lasciatevi travolgere e affogare dal fare, dai problemi che ogni giorno vi troverete a dover affrontare”, l’esortazione di mons. Caiazzo, evidenziando che “la Chiesa è di Gesù Cristo e non nostra. Nostro e vostro compito sarà sempre quello di servirla sapendo di essere servi inutili e che alla fine diremo: ‘Abbiamo fatto quanto dovevamo fare’. Solo così saremo capaci di vincere la tristezza e lo sconforto, liberi da ogni forma di vittimismo, espressione di insoddisfazione”. “Come Gesù, noi preti siamo chiamati accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito”, ha continuato l’arcivescovo: “Nostro compito è accompagnarlo e sostenerlo nel tratto di vita difficile da affrontare senza alcuna gratificazione: il Cristo che vive in noi sarà luce e consolazione”.

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