Perù: celebrata a Lima la festa di san Turibio, patrono dei vescovi latinoamericani. Mons. Castillo (primate) e mons. Cabrejos (Celam), “suo messaggio missionario ancora attuale”

(Foto: arcidiocesi di Lima)

“In questo momento di difficoltà del nostro Paese, scopriamo quali sono i nuovi modi di servire la Chiesa e il clero, come possiamo disegnare un modello che sia solo servizio per il popolo e non un servirsi di esso, per fare della Chiesa palpitazione, sentimento profondo, vita autentica e testimonianza del Signore, come fece san Turibio de Mongrovejo”. Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Lima e primate del Perù, mons. Carlos Castillo Mattasoglio, durante la celebrazione per il grande santo peruviano, che fu vescovo di Lima tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Oltre che del Perù, è patrono anche dei vescovi latinoamericani.
Mons. Castillo ha affermato che è necessario imparare e riflettere sulla vita e sui gesti di Turibio, che ha saputo situarsi in un momento critico della storia e generare una Chiesa capace di accompagnare le persone e di proporre stili di vita, con una profonda testimonianza cristiana capace di convincere e generare qualcosa di veramente nuovo. “L’evangelizzazione – ha spiegato il presule – implica sempre una consonanza con le persone, parlare la loro lingua, con i loro gesti e i loro modi. E oggi abbiamo un popolo molto sofferente e diversificato, a cui bisogna parlare nella lingua di sofferenza e dolore, per poi parlare a esso con speranza”. Seguendo le orme di Toribio de Mogrovejo, mons. Castillo ha assicurato che la Chiesa deve persistere nell’annuncio del Vangelo, non nel polarizzare o assumere posizioni partigiane che generano divisioni: “Dobbiamo stare molto attenti a non mettere la religiosità sul pilota automatico e preoccuparci solo di seguire il nostro programma della messa al mattino, al pomeriggio e alla sera”. Turibio decise “di non mettere la religiosità sul pilota automatico, ma di porsi come missionario per andare in ogni città, sedersi a insegnare, imparare la lingua quechua, parlare con la gente e ad ascoltarla, soprattutto la popolazione indigena”.
San Turibio è anche patrono dei vescovi latinoamericani. In un messaggio, il presidente del Consiglio episcopale latinoamericano, mons. Miguel Cabrejos, peruviano e arcivescovo di Trujillo, scrive ai confratelli del Continente: “Mi rivolgo a ciascuno di voi per salutarvi con lo stesso spirito fraterno ed ecclesiale che ha caratterizzato la vita di questo santo, grande evangelizzatore delle nostre terre.
Mons. Cabrejos ha invitato i suoi fratelli e colleghi “a fissare gli occhi e a mettere il cuore nella testimonianza di quel pastore che, come ha sottolineato il Santo Padre Francesco, è stato portato dalla passione per l’evangelizzazione della cultura a generare nuove narrazioni e paradigmi”. Il presidente del Celam fa notare che san Turibio “visse in pienezza l’esercizio sinodale secondo la sua epoca” e “ha anticipato il cammino della ‘Chiesa in uscita’ nel nostro continente. Ha dedicato 17 dei suoi 25 anni da arcivescovo di Lima a percorrere circa 40.000 chilometri per compiere visite pastorali in territori molto ampi”.

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