Incontro vescovi e sindaci del Mediterraneo: card. Bassetti, “restituire alle nostre Chiese e alle nostre società il respiro mediterraneo”

(da Firenze) “Restituire alle nostre Chiese e alle nostre società il respiro mediterraneo; riscoprire l’anima autentica che ci accomuna da secoli; promuovere la ricostruzione di un luogo di dialogo e di pace”. Così il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha riassunto il compito dei vescovi del Mediterraneo, aprendo l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, in corso a Firenze fino al 27 febbraio. A Bari, nell’analogo incontro di due anni fa, ha sottolineato il cardinale, i vescovi hanno avviato un percorso per “ricostruire i legami che sono stati interrotti, rialzare le città distrutte dalla violenza, far fiorire un giardino laddove oggi ci sono terreni riarsi, infondere speranza a chi l’ha perduta ed esortare chi è chiuso in sé stesso a non temere il fratello”. “Ciò che abbiamo avviato due anni fa a Bari – ha proseguito – è, infatti, un’autentica missione di contemplazione e azione, come avrebbe detto Giorgio La Pira, che non deve essere blindata con progetti preconfezionati, perché il discernimento collegiale necessita di libertà e di fraternità. E ciò è tanto più vero quanto più alta e profonda è la portata della nostra sfida”. “Sono trascorsi solo due anni dal nostro primo incontro di Bari”, ha ricordato il presidente della Cei: “anni caratterizzati dalla pandemia e dalle conseguenti crisi economiche e sociali, sofferte soprattutto dai poveri. Ad un virus che corre a tutte le latitudini, indifferente ai confini, è stato difficile dare una risposta unitaria e globale. La pandemia ha accresciuto le divisioni sociali e ha funzionato come evidenziatore e moltiplicatore dei problemi. Naturalmente, non si sono moltiplicate solo le divisioni e le crisi, ma sono aumentate anche le espressioni di solidarietà e di amicizia. Esse fanno meno rumore, spesso sono invisibili. Ma non per questo sono meno importanti. Anzi, sono il cuore pulsante della nostra speranza: perché bisogna capire – come diceva don Tonino Bello – che ‘la speranza è parente stretta del realismo. È la tensione di chi, incamminandosi su una strada, ne ha già percorso un tratto e orienta i suoi passi, con amore e trepidazione, verso il traguardo non ancora raggiunto’. Quello che abbiamo avviato è, dunque, un processo. Che non sappiamo come proseguirà e neanche quando finirà”.

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