Diocesi: mons. Lorefice (Palermo), “iniziamo con l’essere grati”. “Guardare la nostra vita dall’alto per guadagnarne una visione nuova”

“Iniziamo con l’essere grati”. È l’invito che ha rivolto, ieri sera, mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, nel discorso alla città, pronunciato in occasione del Festino di Santa Rosalia, sul sagrato della cattedrale. “In modi che comprendiamo e in modi che non comprendiamo, la storia ci insegna che Dio si prende cura dell’uomo, continuamente lo cerca e lo ricerca”, ha osservato il presule, evidenziando che “ad ogni calamità – e conosciamo bene la durezza di questa pandemia che sembra lasciarci eppure continua a minacciarci – Dio ci fa capire che abbiamo dimenticato la gratitudine e la vita nuova che Egli ci apre e ci chiede”. Certo “è difficile, ma la gratitudine è l’unica possibilità che ci è data di non vivere da pretenziosi dominatori, bensì da sereni contemplatori della bellezza che giorno per giorno ci è donata, solo che sappiamo aprire gli occhi”.
E, ha aggiunto, “esattamente come i nostri giovani spesso danno ascolto con maggiore fiducia ai messaggi dei loro coetanei, allo stesso modo Dio manda a noi i Santi come compagni e maestri. Santa Rosalia, con la sua dolcezza di sorella e di tenera amica, è come se fosse stata mandata tra di noi per renderci più comprensibile, per invitarci ad accogliere il suo messaggio di amore e di felicità”.
Di qui l’invito ad ascoltare “i messaggi di Rosalia che ci rendono più pronti ad ascoltare i messaggi di Gesù”.
L’arcivescovo ha precisato: “Rosalia ci invita intanto a salire sul Monte Pellegrino: un invito a lasciare per un attimo la nostra terra, le nostre cose, per salire da lei, per ascendere verso di lei. Lassù Rosalia ha molto da dirci: non per ammonirci, ma per renderci più felici”. Secondo il presule, “noi spesso ricadiamo nel male dell’infelicità perché dimentichiamo i suggerimenti che abbiamo ricevuto. Ecco: di questa pandemia, che sembra lasciarci eppure continua a minacciarci, non dobbiamo dimenticare il cambiamento che ci ha chiesto e ci chiede”. La proposta di Santa Rosalia è “quella di ‘salire in alto’, accettare il rischio di guardare la nostra vita dall’alto per guadagnarne una visione nuova. Uscire per un attimo dal nostro piccolo mondo per guardare l’ampiezza della realtà nella quale siamo inseriti. Domani Rosalia ci farà alzare lo sguardo verso l’alto da dove ci visiterà – anche attraverso il frammento del suo corpo che domani sorvolerà in elicottero la sua e nostra Palermo – assumendo ancora il nostro dramma pandemico e sociale ma riconsegnandoci un forte e inderogabile messaggio di solidarietà e di speranza”.

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