El Salvador: vescovi dopo destituzione giudici Corte Suprema da parte del Parlamento, “no ad abusi di potere, sì a cammini di dialogo”

La Conferenza episcopale dell’El Salvador (Cedes) interviene sul forte conflitto istituzionale provocato dalla destituzione del procuratore generale e di cinque giudici della Corte Suprema, avvenuta lo scorso 1° maggio, da parte del Parlamento, che in seguito alle elezioni legislative di fine febbraio è saldamente controllato da Nuevas ideas, il movimento del presidente della Repubblica Nayib Bukele. Da parte loro, i giudici contestano il voto, ritenuto incostituzionale. “Disapproviamo il modo in cui è stata realizzata la destituzione – scrivono i vescovi, pur ritenendo che ci fossero motivazioni sufficienti per portarla avanti -. Per il fatto che non è stato seguito l’iter che la legge stabilisce. Siamo anche in disaccordo sulla modalità di nomina dei sostituti, perché non è stato seguito il dovuto processo secondo la legge”.
“Rivolgiamo un veemente invito ad agire sempre in modo limpido rispetto dell’ordinamento giuridico – prosegue la nota, firmata da tutti i vescovi del Paese, a partire dal presidente della Cedes, mons. José Luis Escobar Alas -. La pace sociale nelle nazioni richiede lo sforzo dei cittadini, ma, soprattutto, dei governanti perché sia fatto un corretto esercizio delle leggi che governano la nazione. Invitiamo gli attori principali della scena politica di El Salvador alla saggezza, virtù necessaria nell’attuale congiuntura del Paese, dato che è richiesta la capacità di prendere giuste decisioni, in grado di condurre l’intera nazione a essere uno Stato realmente democratico, come ha sempre desiderato e chiesto il popolo salvadoregno. Ciò significa uno Stato che protegga i diritti fondamentali della persona umana, permettendole di vivere in un ambiente di pace, giustizia, libertà, ordine e rispetto”.
Di conseguenza, i vescovi chiedono un’attività legislativa che promuova “un ambiente istituzionale e sociale permeato di armonia ed equità”, mentre auspicano “una svolta, non attraverso la violenza, ma con cammini di dialogo, comprensione fraternità, uguaglianza, libertà, ordine, giustizia e pace”.

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