Via Crucis: le stazioni dedicate alla pandemia

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Oltre alle piccole e grandi croci quotidiane, quelle che solo Gesù conosce e può aiutare a portare, in primo piano nella Via Crucis di quest’anno, scritta da bambini e ragazzi del Gruppo scout Agesci “Foligno 1” (Umbria) e della parrocchia romana Santi Martiri di Uganda, il vissuto inedito, quello che fa più paura a grandi e piccini: la pandemia. “Dall’ambulanza sono scesi uomini che somigliavano ad astronauti, coperti da tute, guanti, mascherine e visiera, hanno portato via il nonno che da qualche giorno fatica a respirare”, racconta il narratore a cui è stata affidata la XIII stazione: “È stata l’ultima volta che ho visto il nonno, è morto pochi giorni dopo in ospedale, immagino soffrendo anche per la solitudine. Non ho potuto stargli vicino fisicamente, dirgli addio ed essergli di conforto. Ho pregato per lui ogni giorno, così ho potuto accompagnarlo in questo suo ultimo viaggio terreno”. “Nell’ultimo anno con la famiglia – l’eco di una bambina a commento della IX stazione – non abbiamo più fatto visita ai nonni; i mei genitori dicono che è pericoloso, poteremo farli ammalare di Covid. Mi mancano! Così come mi mancano le amiche della pallavolo e gli scout. Spesso mi sento sola. Anche la scuola è chiusa, prima a volte ci andavo mal volentieri, ma ora vorrei solo tornare in classe per rivedere i compagni e le maestre”.

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