Quaresima: mons. Caiazzo (Matera-Irsina), “c’è una paralisi che ha bisogno di essere aiutata a ritrovare la rinascita a vita nuova per riprendere a camminare”

“Mai come in questo tempo sentiamo di tendere lo sguardo a Colui che ‘umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce’ (Fil 2,8). La Quaresima è tempo favorevole di ritorno a Dio per rinnovare le promesse battesimali la notte di Pasqua. Quest’anno, più consapevoli dello scorso anno, viviamo questo tempo con senso di responsabilità e di attenzione al dire di Dio che passa nella storia e la vivifica con la presenza del suo Figlio, illuminati dalla potenza dello Spirito Santo”. Lo afferma l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, nel messaggio inviato alla diocesi per la Quaresima 2021.
Ricordando che questo è un “tempo per rinnovare fede, speranza e carità”, mons. Caiazzo osserva che “ormai è già passato circa un anno da quando la pandemia ci ha costretti a rivedere la nostra esistenza, ripensando il nostro stile di vita, i gesti più semplici come una stretta di mano o un abbraccio, ma anche la condivisione del dolore e della gioia. Nonostante le restrizioni stiamo percorrendo la stessa strada lungo la quale ci stiamo spesso fermando per chinarci sui tanti fratelli e sorelle piegate nel corpo e nello spirito”.
E, richiamando quanto Gesù disse e fece al paralitico presso la piscina di Betzatà, l’arcivescovo ammonisce: “Siamo chiamati a farlo anche noi oggi”. “C’è paralisi spirituale, fisica, economica, politica, istituzionale, che ha bisogno di essere aiutata a ritrovare quella rinascita a vita nuova che significa riprendere a camminare”, prosegue l’arcivescovo, evidenziando che “in questo mondo ci siamo anche noi e abbiamo bisogno non solo di dirlo agli altri ma anche tra di noi: ‘Alzati, prendi la tua barella e cammina’ (Gv 5,8)”.
“In questo tempo di Quaresima, ritroviamo il gusto di celebrare i sacramenti che ci aiutano a guarire: dalla Confessione all’Eucaristia”, l’esortazione di mons. Caiazzo. “Seguire la messa in streaming – spiega – non sostituisce quella partecipata e vissuta in presenza! Mettiamoci in ascolto della voce del Signore, attraverso la meditazione della Parola da interiorizzare come medicina che cura le ferite di ognuno e apre alla speranza della Pasqua”. “Rafforzati da questo nutrimento spirituale mettiamoci in cammino per le strade delle nostre parrocchie cogliendo ogni tipo di necessità che ha bisogno di essere servita”, conclude l’arcivescovo: “Facciamo in modo che la celebrazione liturgica diventi celebrazione della vita da accogliere, vestire, sfamare, dissetare, accompagnare, sostenere, incoraggiare”.

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