Coronavirus Covid-19: in Lombardia vaccino agli “irregolari”. Superati gli ostacoli burocratici. “Proteggere se stessi e gli altri”

“La Lombardia è stata una delle regioni in Italia che ha permesso agli stranieri sprovvisti di tessera sanitaria di prenotare il vaccino, superando gli ostacoli burocratici che di fatto escludevano dalla campagna di immunizzazione gli stranieri senza permesso di soggiorno”, spiegano da Caritas Ambrosiana. “Grazie a un intervento sul programma di gestione delle prenotazioni, da metà luglio hanno potuto finalmente accedere al portale della regione alla pari degli altri cittadini anche gli irregolari (sia che fossero in possesso del solo codice Stp ‘Straniero temporaneamente presente’ o che avessero solo il passaporto) e gli immigrati che hanno fatto domanda di regolarizzazione approfittando dell’ultima sanatoria e avevano quindi una tessera sanitaria provvisoria e il codice univoco”. Da allora ad oggi, quindi per un periodo di poco più di due mesi, gli operatori del Sai (Servizio accoglienza immigrati della Caritas) hanno offerto assistenza nella procedura on line di prenotazione a 103 persone che hanno così potuto sopporsi alla somministrazione nei diversi centri vaccinali presenti a Milano e nel territorio regionale.
A chiedere assistenza sono state poco di più le donne (52%) che gli uomini (48%), prevalentemente irregolari (54%), o con un permesso di soggiorno in corso di regolarizzazione attraverso la “Procedura di Emersione” (30%) o scaduto e non ancora rinnovato (13%), in minima parte anche comunitari (3%). Di queste persone “il 55% ha dichiarato di volersi sottoporre al vaccino perché lo ritiene il modo migliore per proteggere se stessi e gli altri dal contagio e per questa ragione appena ha saputo di averne diritto ha cercato il modo di ottenerlo. Il 32% ha, invece, detto di aver scelto il vaccino perché aveva bisogno del green pass per lavorare o per spostarsi. Mentre il restante 13% non ha dichiarato alcuna motivazione”.
Significative, secondo Caritas, anche le modalità con cui gli irregolari sono stati raggiunti dalla campagna: oltre la metà, il 59%, dice di aver saputo della possibilità del vaccino attraverso il passaparola all’interno della propria comunità di appartenenza, mentre il 24% attraverso i servizi sul territorio e il 17% su internet. “Rispetto alla popolazione irregolare stimata a Milano, i casi che si sono rivolti a noi sono una minima parte. Tuttavia sono anche un segnale incoraggiante. Da quando è stata data la possibilità a questi cittadini di fare il vaccino, senza alcuna azione particolare di promozione, le richieste di assistenza si sono moltiplicate. Inoltre è positivo che dai colloqui non emerga una preclusione particolare nei confronti del vaccino – osserva Pedro di Iorio, responsabile del Sai -. In particolare le colf e badanti ucraine e peruviane, che pur senza documenti sono più integrate di altri migranti irregolari, sono ad esempio tendenzialmente favorevoli. Alcune di loro poi sono state spinte ad immunizzarsi spesso dai loro stessi datori di lavoro, vale a dire i familiari degli anziani che assistono evidentemente preoccupati di proteggere dal contagio i loro cari che sono anche soggetti deboli”. Al contrario gli immigrati irregolari di origine africana “che vivono tra loro, condividono stanze a appartamenti con i loro stessi connazionali, sembrano meno interessati, forse più diffidenti. Tra l’altro, poiché costoro svolgono attività informali, non sono incentivati all’utilizzo del green pass. Quindi sarà necessario trovare altre modalità per sensibilizzarli”.
Proprio per convincere anche i più emarginati della necessità del vaccino, Caritas Ambrosiana ha coinvolto nella campagna di immunizzazione gli operatori che lavorano nei servizi più esposti sulla frontiera del disagio: dai dormitori notturni, come il Rifugio Caritas presso la Stazione Centrale di Milano, alle unità mobili, come Avenida, che, due notti alla settimana, incontra le donne e i trans che si prostituiscono sulle strade di Milano.

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