Cammino sinodale: mons. De Luca (Termoli-Larino), “in cordata con l’umiltà di chi si assume il compito di sostenere l’altro”

“Il camminare insieme è possibile solo se la sua forza è l’umiltà e il disinteresse e solo se, camminando insieme, ci si prende cura gli uni degli altri. Il camminare insieme nella cura reciproca è fonte di gioia e presupposto di compimento del nostro essere persone e popolo”. Lo ha scritto mons. Gianfranco De Luca, vescovo di Termoli-Larino, nella lettera pastorale “Con cuore di padre” con la quale offre piste di riflessione per il nuovo anno. I contenuti sono stati presentati ieri durante l’assemblea diocesana.
“Camminare insieme – sottolinea – vuole dire uniformare il proprio passo a quello del fratello che forse è claudicante, più lento, più incerto; camminare insieme richiede un supplemento di sguardo e di attenzione verso gli altri che fanno con me la stessa strada”. “Si cammina insieme – ammonisce il vescovo – solo se si abbandonano le proprie certezze, se si è capaci di condividere fatiche, obiettivi, se si spezza lo stesso pane (il viatico, il pane del cammino), solo se si vince l’arroganza, l’individualismo, la presunzione, l’abbandono del passo solitario e orgoglioso. Si entra dunque in cordata con l’umiltà di chi si assume il compito di sostenere l’altro e di essere da lui sostenuto e incoraggiato, rinunciare al proprio interesse di raggiungere una meta a prescindere o a scapito dell’altro”. “L’insieme richiama la fraternità, e quindi l’attenzione all’altro, la cura perché l’altro venga aiutato nella sua fatica e si senta così custodito”, aggiunge mons. De Luca, osservando che “come comunità di cristiani, ci sentiamo particolarmente interpellati e desideriamo essere un’avanguardia aperta che vuole abitare e vivere nel proprio territorio in questa prospettiva”. Un “cammino insieme, nel segno della cultura della cura, ispirata all’icona del Samaritano così come la presenta Papa Francesco nella Fratelli tutti”. “Una comunità cristiana – spiega il vescovo – cerca di camminare insieme, avendo cura di tutti, approfittato di tutti gli strumenti e le possibilità di cui dispone, come gli organismi di partecipazione, che sono i luoghi concreti dove si vive, si realizza, si costruisce e si misura la realtà della comunione, nell’ascolto e nel dialogo continuo, nella condivisione e nella corresponsabilità”. “Nel rispetto della diversità dei ministeri e dei carismi, gli organismi collegiali diventano i polmoni della comunità”, rimarca mons. De Luca, per il quale “risulta necessario e urgente evidenziare due attenzioni che si impongono alla nostra riflessione e alla nostra azione pastorale: le famiglie e i giovani adolescenti. Dal punto di vista sociale altrettanto urgenti emergono due tematiche: lo spopolamento e il problema del lavoro”. Questi temi richiedono “creatività e nuovo slancio nel ricercare con umiltà e perseveranza nuove modalità di essere tra la gente e con la gente. Modi e gesti che aiutino a connettere sempre meglio la pratica religiosa e le forme attraverso le quali essa si esprime, con la quotidianità”.

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