Inter Mirifica: don Pasqualetti (Ups), “l’antidoto alle tecnologie è il recupero della dimensione comunicativa”

“Stiamo attenti a cosa affidiamo alle tecnologie perché rischiamo di perdere la nostra libertà. La tecnologia è seduttiva, ubbidiente, salvo poi trasformare le persone in ciò che vuole chi è dietro la tecnologia”. Lo ha detto don Fabio Pasqualetti, decano della Facoltà di Scienze della comunicazione sociale all’Università pontificia salesiana, durante la terza giornata del convegno internazionale interuniversitario “60 anni di meraviglie. Storicità e attualizzazione del decreto Inter Mirifica”, promosso dalle Pontificie Università della Santa Croce, Lateranense e Salesiana. “Come recuperare il senso della verità? – ha chiesto il docente -. Credo che l’antidoto alle tecnologie – che sono molto utili – sia il recupero della dimensione comunicativa. I sistemi non comunicano ma trasmettono informazioni, non sanno nulla di ciò che passano. Le uniche persone che sanno comunicare sono le persone. Quando si passa dalla tecnologia come strumento alla tecnologia come sistema cambia tutto, perché noi non siamo fuori il sistema: siamo parte del sistema e, se non controlliamo il sistema, è il sistema che controlla noi. Siamo passati da soggetti a progetti, ma non tutti partiamo con lo stesso livello di imprenditorialità e le stesse capacità”. “Siamo alla fine o a un’alba?”, si è domandato Pasqualetti: “Sono ottimista, siamo a un’alba. Ricordiamoci che siamo nulla nell’universo. Il cosmo ci dovrebbe ricordare che siamo interconnessi e dovremmo pensare a una vita diversa. Credo che la vocazione di noi cristiani sia di essere testimoni. Il testimone comunica sempre”. In conclusione, “usiamo quello che chiamo l’algoritmo di Papa Francesco: ascoltare con il cuore, riconoscere nell’altro la presenza di Dio, parlare con il cuore. Non è un algoritmo facile”.

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