Don Pino Puglisi: Airoma (procuratore Avellino), “ricostruì la comunità”. “Tante analogie con Livatino”

“Quando fu ucciso Rosario Livatino, i giornali non diedero neppure il suo nome. Era uno sconosciuto. Come lo era don Puglisi”. Lo ha detto Domenico Airoma, procuratore di Avellino e vicepresidente del Centro studi Livatino, intervenendo stamani all’Università europea di Roma alla conferenza “Educare alla legalità, ripensare le relazioni tra case, cortili e chiese”, nel 30° anniversario del martirio del beato don Pino Puglisi. “Non era un prete antimafia. In una intervista disse di non sentirsi tale. Il suo lavoro non era ‘contro’ ma ‘per’, anche per i mafiosi purché dimostrino segni di ravvedimento. E così fu anche per Rosario Livatino. Il card. Pappalardo disse che don Puglisi era un prete che faceva il suo dovere. E così anche Livatino da giudice”.
Tante analogie tra i due: “Don Puglisi fondò il Centro Padre Nostro a duecento metri dalla casa del boss locale, Livatino stava nel palazzo del boss della Stidda – ha aggiunto il procuratore -. Per entrambe le persone che li hanno uccisi quel momento è stato l’inizio di una personale conversione. Quante assonanze tra le loro storie”.
Soffermandosi sull'”antimafia della verità”, il procuratore ha ricordato l’invettiva alla mafia di Giovanni Paolo II nella Valla dei Templi. “Fino ad allora la Chiesa soffriva un’interpretazione del fenomeno mafioso. Puglisi capì che occorreva rifondare l’umano. Ricostruisce relazioni, ricostruisce comunità. E questo dà fastidio a Cosa Nostra, perché dimostra che un’alternativa è possibile”. Concludendo con l’insegnamento dei due beati, Airoma ha ribadito che “ci hanno insegnato a non piegarsi ai ricatti, ad avere la schiena dritta”. “Per questo motivo sono dei martiri”.

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