Nicaragua: il vescovo Álvarez andrà a processo. Ieri l’udienza preliminare a porte chiuse e con un avvocato d’ufficio, ignorata richiesta di un legale di fiducia

Il giudice della decima circoscrizione penale di Managua, Gloria María Saavedra Corrales, ha ammesso l’accusa contro mons. Rolando Álvarez, vescovo di Matagalpa e amministratore apostolico di Estelí, e ha rinviato il caso a un processo pubblico per i presunti reati di associazione a delinquere finalizzata a “minare l’integrità nazionale e propagazione di notizie false attraverso le reti tecnologiche e informative”. In pratica, un rinvio a giudizio per il vescovo, privato di libertà dallo scorso 19 agosto.
In una nota diffusa dall’ufficio stampa del Complesso giudiziario centrale di Managua, si afferma rispetto all’udienza di ieri: “Si è tenuta l’udienza iniziale del procedimento penale in cui Rolando José Álvarez Lagos è comparso come imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzata a minare l’integrità nazionale e propagazione di notizie false attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione a danno dello Stato e della società nicaraguense”.
L’autorità giudiziaria ha rivisto le misure cautelari decretate nell’udienza preliminare, ha deciso di mantenere gli arresti domiciliari, ha ammesso lo scambio di prove e ha rinviato il caso al processo.
Per quanto riguarda l’accusa contro padre Uriel Vallejos, della diocesi di Matagalpa, l’organo giudiziario ha indicato che “la richiesta di arresto all’Interpol continuerà ad essere in vigore”. L’avvocato in esilio, Yader Morazán, ha denunciato che l’udienza iniziale si è svolta “a porte chiuse e con lo stesso avvocato d’ufficio Jennifer Hernández (imposto dal regime)”. Morazán ha criticato il fatto che abbiano ignorato la richiesta di nomina di un avvocato di fiducia della famiglia. Nelle immagini diffuse dalle autorità nicaraguensi, Álvarez, vestito con una camicia bianca e pantaloni neri, senza nessun segno del suo status ecclesiale, appare provato e dimagrito. Attraverso una nota, il Centro nicaraguense per i diritti umani (Cenidh) parla della “più infame delle accuse” al “più innocente tra tutti gli innocenti perseguiti in Nicaragua”.

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