Minori stranieri non accompagnati: Unicef, dal 2014 oltre 86mila sbarcati in Italia. Una mappatura di buone pratiche

Dal 2014 sono stati oltre 86mila i minorenni stranieri non accompagnati sbarcati in Italia dopo aver attraversato il Mediterraneo. Un dato parziale, quest’ultimo, che non include gli arrivi –più recenti – dai valichi delle frontiere settentrionali.  In occasione della Giornata mondiale sulla salute, celebrata ogni anno il 7 aprile, l’Unicef presenta “Nuovi percorsi”, una mappatura di buone pratiche sui servizi di supporto psicosociale e salute mentale per minorenni stranieri non accompagnati e giovani migranti e rifugiati che vivono in Italia. Si tratta principalmente di adolescenti e giovani segnati dalle difficili esperienze affrontate sia nei Paesi di provenienza, che durante il lungo viaggio verso l’Italia. L’intensità della sofferenza psicologica che caratterizza il loro vissuto, le sfide legate al processo di adattamento e l’integrazione al nuovo contesto, rileva l’Unicef, “sollecitano una presa in carico integrata, tempestiva e competente sin dalla primissima fase di ingresso in Italia”. La mappatura è la prima nel suo genere in Italia e risponde all’esigenza di individuare, tra i servizi di supporto psicosociale e salute mentale già esistenti, dei modelli di intervento virtuosi adeguati ai bisogni dei minorenni e dei giovani migranti e rifugiati che siano replicabili anche in altri territori. La ricerca, svolta in Italia nel 2021, ha consentito di mappare tredici pratiche in sei regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Puglia), che sono state approfondite attraverso interviste, focus group e sondaggi rivolti sia ai professionisti che operano nell’erogazione dei servizi a livello locale e nazionale, che ai ragazzi e le ragazze che ne beneficiano. L’analisi ha restituito alcuni fattori di successo comune degli interventi di supporto psicosociale e salute mentale. Dalla mappatura emerge come “con la giusta valorizzazione, adeguati investimenti e un’azione sinergica tra i diversi attori, le pratiche identificate possano rappresentare una base operativa da cui partire per fissare degli standard minimi che guidino l’azione di salute mentale e supporto psicosociale pensata per i minorenni stranieri e i giovani migranti e rifugiati”.

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