Venerdì Santo: mons. Perego (Ferrara-Comacchio), “il Crocifisso in quest’ora della storia, drammatica e incerta, ci ricorda una sola cosa: tu non uccidere”

“Il peccato della non verità, la mancanza di coraggio nella testimonianza cristiana, la paura della non violenza come modello e stile di vita, la paura di perdere credibilità o potere. Sono i peccati, le debolezze e le paure che anche oggi portano anche noi a crocifiggere ancora molte persone deboli, molti fratelli e sorelle”. Lo ha sottolineato mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, nella meditazione per l’azione liturgica della Passione di Cristo. “Anche oggi sotto la croce di molte persone, in Ucraina, come in altri paesi in guerra, ritroviamo soldati e mercenari che si spartiscono gli oggetti e gli affetti delle case depredate – la tunica di oggi – che beffeggiano, violentano, uccidono; sotto la croce ritroviamo ancora madri in lacrime, mogli, sorelle indifese contro le diverse forme di violenza. Anche oggi, sotto la Croce ritroviamo uomini come Giuseppe d’Arimatea che seppelliscono i morti, che riconoscono i morti gettati nelle fosse comuni, che pregano e invocano il perdono del Signore. La storia della Passione si ripete nella storia e ancora oggi e ci ricorda come il Signore condivide da Padre e da Figlio questa storia, regalandoci ancora il suo Amore”, ha osservato il presule.
Più tardi nella Via Crucis cittadina, l’arcivescovo ha affermato: “Il Crocifisso in quest’ora della storia, drammatica e incerta, dove respiriamo la guerra da vicino, dove l’informazione ci fa entrare nelle città distrutte, soffrire con le madri che perdono i figli, camminare con milioni di persone in fuga dell’Ucraina, ci ricorda una sola cosa: tu non uccidere. Tu non uccidere i più deboli. Tu non uccidere i fratelli e le sorelle. Tu non uccidere per difenderti. Tu non uccidere. Uccidere è l’esito della guerra, di ogni guerra, anche di questa guerra in Ucraina: una nuova guerra ingiusta”.

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