Pasqua: mons. Pennacchio (Fermo), “l’amore di Cristo supera la barriera della morte”

“Come dire ‘buona Pasqua’ nei tempi attuali, segnati dalla pandemia prima e della guerra adesso? Se augurare buona Pasqua, buona risurrezione, fosse solo un’iniezione di ottimismo di circostanza, di questi tempi potrebbe anche risultare irritante”. Lo scrive mons. Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo, nel suo messaggio di Pasqua per i fedeli dalla diocesi. “La risurrezione di Cristo non è un pannicello caldo alle difficoltà della vita o un rivestimento positivo dell’esperienza umana; per comprendere il vero senso della più importante festa cristiana, dobbiamo andare oltre le semplificazioni di comodo – aggiunge il presule -. Cristo risorto ci spinge ad elevare lo sguardo e a credere che la morte, che pure incombe, non avrà l’ultima parola ma che siamo fatti per l’eternità”.
L’arcivescovo si chiede se “questa certezza della fede può dare un senso alla nostra quotidianità, segnata dalla contraddizione, dal dolore, dal peccato”. Ed ecco la risposta: “Non è un esercizio spirituale semplice da vivere ma il vangelo di domenica prossima ci dà un indizio: l’amore vince la morte. Per il suo amore portato alle estreme conseguenze, Cristo è stato risuscitato”. Mons. Pennacchio ricorda inoltre che “Giovanni, la Maddalena credettero alla risurrezione perché amavano il Signore”. “Questo fatto cambiò la loro esistenza non perché la rese più facile ma perché scoprirono la compagnia di Cristo e la bellezza di vivere nell’amore che Egli aveva testimoniato. Le prime comunità, perlopiù povere e senza sicurezze umane, si generarono proprio perché affascinate e convertite da questa verità: l’amore di Cristo vivente, ti fa rinascere, ti fa risorgere, supera la barriera della morte”.

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