Pasqua: mons. Ghizzoni (Ravenna), “chiediamo al Signore risorto un tempo nuovo di pace e di risurrezione”

“Pasqua in tempo di guerra. Non è la prima volta che succede: una serie di guerre ad alta intensità e a bassa intensità si ripetono continuamente alle varie latitudini, ogni anno. Questa della Russia contro l’Ucraina però la vediamo e non riusciamo a spostare la nostra attenzione su altri argomenti o sulle fatiche quotidiane che stanno crescendo per le famiglie fragili, poco protette e per tanti poveri veri”. Lo scrive l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni, nel suo messaggio di Pasqua. “Le distruzioni, i cadaveri, i profughi, i racconti strazianti di violenze e torture lasciano nelle nostre memorie e nei nostri pensieri tracce di angosce e di paure che condividiamo anche se a distanza. Le immagini e i volti, le parole e le lacrime, le espressioni dei bambini a volte ‘distratti’ a volte coinvolti, non si possono dimenticare”.
Dall’arcivescovo l’incoraggiamento a “intensificare una preghiera quotidiana, in ogni ora, per i violenti e per coloro che non vedono altre vie che la sconfitta dell’avversario o la vendetta per i mali subiti”. “Se non si riconquista il senso della dignità di ciascuno e il rispetto per i suoi diritti, se non si mette di nuovo il valore della giustizia sopra a tutto il resto nei rapporti umani personali, comunitari e tra popoli, se non si torna vedere anche in Caino una persona umana, un fratello, non conquisteremo la pace. Ma questa conversione o guarigione del cuore è un miracolo”.
Poi, la consapevolezza del presule: “Noi crediamo che la preghiera è più potente della guerra, è più forte dei potenti della terra, dei loro eserciti e delle loro armi, perché a Dio nulla è impossibile”. Quindi, la speranza cristiana, che “non ci abbandona nemmeno di fronte alla guerra e al lutto, nasce dalla testimonianza della sua Risurrezione”. “Chiediamo al Signore risorto con fiducia un tempo nuovo di pace e di risurrezione. Noi ci speriamo e ci crediamo, nonostante tutto”.

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