Pasqua: mons. Coccia, mons. Tani e mons. Trasarti (vescovi metropolia Pesaro-Urbino-Fano), “un avvenimento che dona la speranza che non delude”

“Oggi riecheggia in ogni parte del mondo l’annuncio della Chiesa: ‘Gesù, il Crocifisso, è risorto come aveva detto. Alleluia’. È un annuncio che non parla di angeli o di fantasmi, ma di un uomo in carne ed ossa, con un volto e un nome. Ed è un annuncio che non mostra un miraggio, non indica una via di fuga di fronte alla difficile, in certi luoghi drammatica, situazione che stiamo attraversando, ma racchiude in poche parole un avvenimento che dona la speranza che non delude”. Lo sottolineano, in un messaggio comune per Pasqua, mons. Piero Coccia, amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Pesaro, mons. Giovanni Tani, arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, mons. Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola
Gesù Risorto, vincitore sulla morte, “porta ancora impresse le piaghe delle mani, dei piedi e del costato” e “queste piaghe sono il sigillo perenne del suo amore per noi”. “Quante volte gli uomini si sono chiesti quale sia il vero volto di Dio e si sono dovuti arrendere al fatto che non potevano conoscerlo con le loro forze. Per questo – osservano i tre presuli – Dio ci è venuto incontro e proprio a Pasqua si è rivelato completamente. Sulla Croce impariamo i tratti del volto di Dio: un Dio che non punta il dito contro qualcuno, neppure contro i suoi persecutori, ma spalanca le braccia a tutti; che non ci schiaccia con la sua gloria, ma si lascia spogliare per noi; non ci costringe, ma ci libera”. Nelle piaghe del Crocifisso “possono trovare rifugio tutti coloro che soffrono una dura prova, nel corpo e nello spirito: in particolare oggi la popolazione dell’Ucraina martoriata da una guerra ‘sacrilega’, costretta a migrare in paesi stranieri nella totale incertezza del futuro”. La Pasqua, precisano, “non opera una magia: come al di là del Mar Rosso gli ebrei trovarono il deserto, così la Chiesa, dopo la Resurrezione, trova sempre la storia con i suoi dolori e le sue angosce. E tuttavia la Resurrezione è come una linfa che dal di dentro rinverdisce la nostra aridità e rende possibile l’impossibile”. Infatti, “in mezzo ai drammi e alle distruzioni fiorisce sempre qualcosa di nuovo e positivo, che con la sua tenacia dà forza e significato a ogni speranza umana”. E “ne sono prova lo sdegno che proviamo di fronte alle violenze perpetuate in Ucraina, la gara di solidarietà che si è aperta per aiutare i sette milioni e mezzo di bambini che hanno bisogno urgente di assistenza umanitaria, così come gli anziani che soffrono per la fame, la solitudine, le malattie, il freddo. E lo possiamo anche constatare nella fede, nella tenacia con cui il popolo ucraino reagisce all’invasione e difende la sua libertà”. Di qui un invito: “Non dimentichiamo mai che quell’Uomo risorto è la Realtà da cui dipende tutta la positività dell’esistenza di ogni uomo. La contemporaneità della Sua presenza a noi, ai nostri giovani, a quelli che verranno dopo di noi, è la vittoria che vince il mondo. Preghiamo affinché gli effetti benefici di questa vittoria si espandano in tutto il creato”.

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