Pasqua: mons. Carboni (Ales-Terralba e Oristano), “Cristo in croce ha il volto sfigurato delle vittime della guerra” ma “il male e la morte non hanno l’ultima parola”

“Il male e la morte non hanno l’ultima parola”. Il vescovo di Ales-Terralba e arcivescovo di Oristano Roberto Carboni conclude così il suo messaggio di Pasqua pubblicato sull’ultimo numero del quindicinale di informazione diocesano “Il Nuovo Cammino” (Ales-Terralba). Osservando che quest’anno la Pasqua “si mescola con le forti immagini di violenza, morte, torture, abbandono, lacrime e sangue che ormai ci inseguono da settimane sui mezzi di comunicazione”, il presule parla di “un lungo Venerdì Santo che sembra non aver fine, dove l’innocente viene perseguitato, schernito, flagellato, inchiodato, trafitto”. Il volto sfigurato di Cristo in croce assume i tratti dolenti di tutte le vittime di questa insensata violenza. “Il silenzio sgomento di fronte alle macerie delle loro case, il lavoro di una vita in frantumi, i sogni svaniti per il futuro, richiama il silenzio di quel Giusto che non rispondeva ai suoi accusatori” e tacendo, “abbracciava i silenzi di questi molti che ora hanno solo lacrime ma non risposte ai perché”, annota Carboni. Eppure, anche noi come i discepoli di Emmaus abbiamo bisogno di “quel pellegrino che fa con noi la strada”, anche noi sentiamo ardere il cuore “sapendo che il Maestro non ci abbandonerà alla nostra tristezza e delusione, ai semi della violenza, e troverà il modo di cambiare il nostro cuore e farlo ardere”, afferma mons. Carboni.
Nel richiamare il saluto tradizionale dei cristiano ortodossi il giorno di Pasqua, “Christòs anésti. Alithòs anésti (Cristo è risorto, è veramente risorto)”, il presule conclude: “Nei tempi duri della persecuzione come in tempo di pace questa è la certezza che riaccende in noi e in tutti la speranza che il male e la morte non hanno l’ultima parola”.

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