Francia: replica della Commissione abusi (Ciase) a critiche su Rapporto, “nostro unico intento è stato quello di metterci dalla parte delle vittime”

La Ciase, la Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica, va al contrattacco e risponde punto per punto alle critiche formulate dai membri dell’Accademia cattolica di Francia contro le conclusioni del suo rapporto. Su richiesta dell’episcopato cattolico e delle Congregazioni religiose del Paese, la Commissione aveva pubblicato il 5 ottobre scorso un corposo Rapporto in cui si faceva il punto sulla pedocriminalità nel clero e si formulavano raccomandazioni per prevenirla. Un mese dopo, otto dirigenti dell’Accademie catholique de France avevano pubblicato un testo molto duro in cui venivano denunciate le “debolezze” metodologiche, teologiche e giuridiche contenute nel Rapporto. In particolare, veniva criticata la stima di 216.000 persone ormai adulte che sono state vittime, minorenni, di un sacerdote o di un religioso, cifra che sale a 330.000 se si aggiungono le vittime dei laici in missione. Secondo i firmatari del documento si tratta di una stima priva di “rigore scientifico”. L’Accademie catholique de France ha criticato anche la natura sistemica degli abusi, le analisi, le proposte di riconoscimento e riparazione, la legittimità stessa della Commissione e dei suoi membri ed infine le condizioni per la pubblicazione del suo Rapporto. La Commissione ha quindi deciso di rispondere nel dettaglio alle critiche pubblicando questo pomeriggio sul suo sito web un corposo testo di 53 pagine ed una sua sintesi di 12 pagine. “Prima di rispondere a queste critiche – si legge nel preambolo –, va notato che il dibattito aperto dall’Accademia cattolica ignora il cuore stesso dell’opera della Ciase” e cioè “il suo rapporto” con le vittime. “Focalizzando il dibattito sulle modalità di rilevazione statistica, sugli ‘errori’ teologici o sulle controversie in materia di diritto, si perde di vista il senso profondo dell’approccio della Commissione: ascoltare le vittime, portarle dalla status di vittime a quello di testimoni, rileggere i crimini commessi attraverso il loro racconto per comprendere la loro natura profonda e prevenire la recidiva, rendere giustizia”. A questo punto la Commissione affronta punto per punto le note dell’Accademia, sottolinea la coerenza delle cifre rilevate, difende la validità metodologica usata per stimare il numero delle vittime. Ribadisce anche il “carattere sistemico delle violenze sessuali nella Chiesa” e spiega: “Questa parola non significa, come sembra ritenere l’Accademia, che l’istituzione avrebbe organizzato deliberatamente e sistematicamente un sistema di abusi sessuali su larga scala. Significa che, venendo a conoscenza di un numero ricorrente di abusi al suo interno, si è generalmente astenuta dall’adottare le misure necessarie per affrontarli in maniera adeguata, cioè porvi fine o prevenirli. È in questa passività prolungata che consiste la responsabilità dell’istituzione e permette di parlare di fenomeno sistemico”. Dopo aver passato in rassegna le questioni teologiche ed ecclesiologiche, la Ciase difende anche i dispositivi di indennizzazione delle vittime di abuso. E conclude: “Vorremmo credere nella sincerità dell’approccio dell’Accademia cattolica, ma temiamo che abbia un solo scopo: che nulla cambi nella Chiesa; e che, riguardo al passato, non c’è né riconoscimento né riparazione, tranne nei rarissimi casi in cui è impossibile negare l’evidenza”.

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