Giornata mondiale malato: mons. Gisana (Piazza Armerina), “la bontà segno di appartenenza a Dio”

“Prendendosi cura dei bisogni degli altri, l’immagine di Dio risplende, prende vigore, illumina ciò che sta intorno, evocando in maniera espressiva la presenza divina. Quando invece ci si chiude agli altri per motivi egoistici, l’immagine di Dio si sottrae alla vista, si occulta, lasciando emergere la deformità del peccato, provocata dal tornaconto e dall’interesse personale”. Lo scrive il vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana, nel suo messaggio alla diocesi in occasione della XXX Giornata mondiale del malato.
Nel messaggio dal titolo “Coltivare la sensibilità del cuore”, il presule sostiene che “facendo del bene agli altri, in particolare a coloro che sono nel bisogno – e questi non possono che essere gli ammalati nel corpo e nello spirito – non soltanto lasceremo riaffiorare lo splendore dell’immagine di Dio, ma ci sottoporremo al travaglio di un mutamento essenziale”. “La nostra sensibilità di peccato – continua – a forza di fare del bene agli altri, cambia in una sensibilità più ingentilita e attenta. La cura per gli altri rende sicuramente più buoni e, mentre ci lasciamo attirare dal bisogno altrui, la nostra sensibilità diventa di cuore: benevola e cordiale”. Il vescovo piazzese poi avverte: “Il diverso orientamento che siamo chiamati a dare alla nostra umanità, facendo del bene, non può risolversi in un gesto isolato. Occorre insistere, perseverare, sottoporsi al divenire che è ripetitività di gesti d’amore per gli altri. La bontà – spiega – non è segno di debolezza: essa dimostra la nostra appartenenza a Dio”.

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