Studente morto la notte prima della laurea: Pensavalli (psicoterapeuta), “si va avanti secondo uno schema che non prevede fallimenti mentre la vita reale frana sotto i piedi”

“A volte non è facile capire che cosa stia vivendo un figlio”. Magari sembra vada tutto bene, e invece “la vita reale gli sta franando sotto i piedi”. Lo dice in un’intervista al Sir Michela Pensavalli, psicologa e psicoterapeuta, coordinatrice dell’Itci (Istituto di terapia cognitivo intrapersonale), riflettendo sulla tragica morte di Riccardo Faggin, lo studente della provincia di Padova che ha perduto la vita la notte precedente alla sua laurea, che in realtà non ci sarebbe mai stata. Mentre è al vaglio degli inquirenti l’ipotesi di suicidio, i suoi genitori sono travolti dal dolore e tormentati dal senso di colpa per non essere stati in grado di capire il malessere del figlio e forse averlo “pressato” troppo. “Ma a volte non è facile capire che cosa stia vivendo un figlio senza farsi ingannare da ciò che sembra”, afferma la psicoterapeuta. Sono frequenti, racconta in base alla propria esperienza, le “sindromi del bluff”: ragazzi “che vanno avanti costruendo una narrazione di sé che non corrisponde a quella della vita reale fino a trovarsi strangolati all’interno di questa rappresentazione perfezionistica, al di sopra delle loro possibilità, travolti da questo ingorgo emotivo”. Una sorta di  dissociazione: “si va avanti secondo uno schema preimpostato che stabilisce un susseguirsi di tappe, magari corrispondenti alle aspettative della famiglia e di una società che si attende il conseguimento incessante di obiettivi, mentre la vita reale frana sotto i piedi”.
Ammirevoli i genitori che, “pur straziati dal dolore, trasmettono coraggiosamente un messaggio di raccomandazione e di prudenza nel sollecitare eccessivamente i figli sul piano prestazionale”. “Questa società – conclude l’esperta – non consente ai ragazzi di accettare il fallimento e viverlo come prova di crescita; ma inseguire un’illusoria perfezione con l’idea di dover essere sempre vincenti non porta ad una vera evoluzione. Occorre insegnare ai giovani l’importanza dell’impegnarsi ma anche la capacità di accettare i propri limiti e fallimenti comprendendone i motivi e imparando da essi”.

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