Ue: 7 milioni di occupati nel settore cultura, posti di lavoro in crescita. Italia male nella ripresa post-pandemia e per la presenza di donne

Il 3,7% della forza lavoro europea è impiegata nel settore culturale. Si tratta di 7,36 milioni di persone (dati 2021 di Eurostat, l’ufficio europeo di statistica) la cui sorte lavorativa è stata messa particolarmente alla prova nel tempo della pandemia e infatti nel 2020 il numero era sceso a 7,14. Il dato interessante è che il livello occupazionale 2021 ha superato il livello pre-pandemia: nel 2019 erano 7,35 milioni gli assunti nel settore culturale. Se si scompone il dato europeo, lo scenario è molto meno sereno: la crescita c’è effettivamente stata in 14 Stati Ue (a partire da Lettonia, Francia e Portogallo); mentre in altri 13 c’è stata una netta contrazione (in Romania di -18%, a Malta del -11% e in Lussemburgo del -10%). L’Italia è tra i Paesi che per due anni di fila, 2020 e 2021, hanno assistito a un ripetuto calo di occupati nel settore: nel nostro Paese la cultura dava lavoro a 834,5 mila persone nel 2019, 791,1 mila nel 2020 e 771,3 nel 2021. Un dato interessante, a livello europeo, è che nel mondo dell’occupazione culturale, il cosiddetto “gender gap” si starebbe riducendo: da una analisi del trend degli ultimi dieci anni (2011-2021) emerge che nel 2011 il 55% di occupati nel settore erano uomini e il 45% donne; dieci anni dopo le percentuali sono rispettivamente 51% e 49%. Nei dati per Paese la situazione ovviamente oscilla dal 63% di donne in Estonia al 30% a Malta. L’Italia è quasi al fondo della classifica con il 44% di occupazioni culturali svolte da donne.

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