Ambrosianeum: Rapporto su Milano. Francini (Un. degli Studi), “per la ripresa serve una costruzione di senso, non solo economico”

Fondazione Ambrosianeum:: presentazione del Rapporto sulla città di Milano 2021

“Occorre evitare l’enfasi sulla ripresa, che sarà lunga e difficile, e avrà bisogno di una rieducazione estetica al nostro sentire quotidiano”: lo ha affermato Elio Franzini, rettore dell’Università degli Studi di Milano, intervenendo ieri alla presentazione del “Rapporto sulla città di Milano 2021” (intitolato “Ripartire: il tempo della cura”) nella sede dell’Ambrosianeum, presieduta da Marco Garzonio. Un’occasione per fare il punto sulla città e sulla più vasta realtà ambrosiana tra Covid e futuro economico, sociale e culturale milanese. Franzini ha messo a fuoco innanzitutto il tema dei giovani “che hanno molto sofferto durante la pandemia”. “Ho un gran timore che gli spritz e gli aperitivi diventino la ritualità del prossimo periodo – ha proseguito il rettore –. Ciò che serve, piuttosto, è una costruzione di senso, di valore non soltanto economico. Questa sarà una delle maggiori responsabilità di chi ha potere decisionale nell’immediato”. Franzini ha quindi sottolineato come la cura sia “uno stile di vita” e come “curare, in estrema sintesi, significhi condividere la dimensione etica e la visione del mondo, perché la cura non può essere individuale ma implica aperture che nella pura dimensione soggettiva non esisterebbero”.

Floriana Cerniglia, economista dell’Università Cattolica, ha dal canto suo paventato alcuni rischi insiti nel post-pandemia: “La vaporizzazione dei legami, legata all’estendersi del lavoro a distanza, rende necessario il sostegno politico alle realtà associative e al loro rapporto con le istituzioni”, ha detto, sottolineando come la visione liberista in voga a partire dagli anni Ottanta abbia portato a “una nuova visione della vita pubblica, dove sono i mercati a dettare la crescita e dove si è marcatamente ridefinito il rapporto Stato-mercato” con conseguenze pesantissime. “Negli ultimi decenni è mancata la capacità politica nazionale di influenzare le politiche regionali – ha proseguito la docente –. L’idea di base era che l’autonomia portasse alcuni territori a correre e che i vantaggi dei più forti si tramutassero in vantaggi per tutto il Paese. Non è andata così. E fortunatamente il Pnrr segna almeno in parte un ritorno alle politiche pubbliche nazionali: speriamo che si torni a una programmazione centrale”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa

Informativa sulla Privacy