Iraq: la storia di Camilla e Mary salvate dall’Isis da Abu Ahmed. La telefonata del patriarca Sako

Il sito del Patriarcato caldeo riporta la storia di due donne, Camilla Haddad e Mary Fatohi Weber, delle quali si erano perse le tracce durante l’occupazione di Mosul da parte dell’Isis. Solo in questi giorni il patriarca, card. Louis Raphael Sako, ha appreso che la signora Haddad, di 98 anni, vive nella stessa città presso la casa di un musulmano, Elias Abu Ahmed, che ha nascosto le due donne presentandole di volta in volta come sua nonna e sua zia per salvarle dall’Isis e prendendosene cura così come fa con le sue due mogli ed i suoi 14 figli, oggi diventati per Camilla dei nipoti ‘adottivi’. Della donna 98enne Abu Ahmed afferma: “È una benedizione in casa. Siamo tutti fratelli”. A rilanciare questa storia è oggi il sito Baghdadhope: “La signora Weber è purtroppo venuta a mancare nel 2015 ma la signora Haddad, che secondo il suo ospite ha una sua stanza e rimane sveglia fino a tardi, ha potuto scambiare qualche parola al telefono con il patriarca che aveva conosciuto sia lei sia le sue sorelle Najeeba ed Eileen quando aveva prestato servizio sacerdotale a Mosul e che infatti le si è rivolto presentandosi non con il titolo di patriarca o quello di cardinale ma con quello di ‘Abuna Louis’, padre Louis, come è probabile che la donna lo ricordi”.

Mar Sako ha potuto così sincerarsi delle condizioni di salute della signora Haddad che alla domanda su come stesse ha risposto: “Sto bene ma mi fanno male le gambe”, affermazione tranquillizzante, scrive il sito, considerando l’età, mentre alla proposta di farla trasferire in altro luogo per ricevere assistenza l’anziana donna ha risposto ringraziando ma affermando anche la sua volontà di rimanere in casa di Abu Ahmed. “Che Allah lo ricompensi”, ha dichiarato. Il patriarca ha quindi promesso di andare a visitare la donna che ha risposto che sarà un grande onore per lei e che ha solo bisogno della benedizione di Dio. “Ringraziamo Abu Ahmed – affermano dal patriarcato caldeo – e speriamo che coloro che si definiscono servitori di Dio e servitori dell’umanità seguiranno l’esempio di Abu Ahmed nell’opera di carità e rettitudine”.

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