Polonia: mons. Gadecki (presidente vescovi), mano tesa ai migranti sul confine con la Bielorussia

“Come cristiani dobbiamo essere fermamente convinti che il diritto-dovere di difendere i confini nazionali può conciliarsi con aiuto alle persone che si trovano in una drammatica situazione senza uscita, come ostaggi dei giochi di geopolitica”: lo ha sottolineato oggi il presidente dei vescovi polacchi, mons. Stanisław Gądecki, rivolgendo un pressante appello a favore dei migranti bisognosi di aiuto che da oltre un mese tentano di passare la frontiera tra la Bielorussia e la Polonia. Alla fine di settembre scorso, secondo i dati ufficiali, il numero di tali tentativi ha superato 10mila. I profughi provenienti da Siria, Iraq, Kurdistan e Afganistan che travalicano la frontiera (di recente rinforzata con chilometri di recinzione in filo spinato) vengono, su ordine delle autorità polacche, respinti dalle guardie in territorio bielorusso senza che sia fornito loro alcun sostegno o aiuto umanitario. Come riferiscono molti media, inoltre, nonostante i profughi chiedano la protezione internazionale, le loro richieste non vengono accolte da rappresentanti del governo polacco, il quale – lungo la frontiera – ha invece istituito una “zona speciale di emergenza” con divieto assoluto di accesso a tutti i non residenti, giornalisti compresi. Secondo le notizie non confermate ufficialmente, alcuni dei profughi, fra i quali anche dei bambini, nascosti fra i boschi della zona frontaliera, sarebbero morti di stenti, a causa di mancanza di cibo, di acqua potabile, privati di cure mediche e farmaci salvavita.
“La Chiesa cattolica in Polonia dichiara la sua intenzione di impegnarsi nella ricerca delle soluzioni che, pur rimanendo nell’ambito legale, possano servire il bene comune inteso in senso lato”, ha scritto mons. Gądecki chiedendo alla autorità “di consentire l’istituzione di corridoi umanitari” che sono “un meccanismo sperimentato già in altri Paesi e che permette in modo sicuro e controllato di portare aiuti concreti alle più bisognose vittime di guerre e persecuzioni”. L’appello rivolto “a tutti gli uomini di buona volontà” si conclude con l’invito alla preghiera “per profughi e migranti ma anche per noi stessi affinché sappiamo in modo saggio e nello spirito di fraternità cristiana rispondere alle sfide sempre più impegnative”.

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