Mediterraneo: mons. Pennisi (Monreale), “valorizzare il Mare nostrum per riabilitare il Sud come nucleo storico d’Europa”

“Valorizzare il Mare nostrum potrebbe riabilitare il Sud come nucleo storico d’Europa, in cui insediare un progetto di sviluppo integrale e duraturo”. Lo ha detto l’arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, nel suo intervento a Palermo al Colloquio internazionale organizzato dal Dipartimento di Studi europei “Jean Monnet” di Lugano. Iniziativa che ha come obiettivo “la creazione di un network di Università europee e mediterranee che collaborino con le migliori espressioni della società civile e con le pubbliche amministrazioni sui temi dell’internazionalizzazione del sapere, per la valorizzazione del patrimonio culturale sia materiale che immateriale comune dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo”. “Il Mediterraneo negli ultimi anni è tornato a essere un quadrante cruciale per le dinamiche del mondo globale – ha osservato il presule –. Per la sua vicenda storica, per la sua collocazione geopolitica, per il suo profilo culturale, per il suo tessuto religioso il Mediterraneo è plurale”. L’arcivescovo ha quindi ribadito che “c’è sete di pace nel Mediterraneo che ha bisogno di dialogo e di amicizia, di costruire ponti e superare i muri della divisione e dell’odio”. “Oggi nel mondo globale, in un Mediterraneo abitato da donne e uomini disorientati e spesso dominati dalla paura, la Chiesa cattolica vuole offrire attraverso il dialogo interreligioso e interculturale il proprio contributo responsabile alla speranza”.
Nel suo intervento mons. Pennisi ha osservato anche che “il Mediterraneo va riconsiderato come ideale da realizzare concretamente attraverso il riconoscimento dell’esistenza di una comunità umana più ampia che condivide storia, valori, tradizioni civili e religiose”. “C’è la necessità di costruire fra i popoli del Mediterraneo uno spazio di buon vicinato, che tenendo conto delle specificità territoriali che compongono la struttura di questo mosaico sociale ne siano traduzione degli interessi comunitari rivolti a un futuro in cui si realizza una vera e duratura unità nella diversità”.

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