Infermiere di famiglia: Ail, “bene attenzione a domiciliarità. Serve integrazione con Terzo settore, associazioni volontariato e di pazienti”

L’Ail (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma) ha partecipato all’audizione informale nell’ambito dell’esame dei disegni di legge al Senato n.1346 e n.1751, riguardanti l’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia e di comunità e le disposizioni in materia di assistenza infermieristica domiciliare. Secondo l’associazione, “questa figura professionale di nuova istituzione” deve essere “ben integrata e valorizzata all’interno di un ripensamento generale dell’assistenza territoriale, così come previsto dal Patto per la salute 2019-2021”. Di qui alcuni suggerimenti.
L’infermiere di famiglia “eroghi assistenza sanitaria al domicilio del paziente in collaborazione non solo con il medico di medicina generale ma anche con altri professionisti, tra cui i medici specialisti, presenti sul territorio e nelle strutture ospedaliere; identifichi e valuti lo stato di salute e i bisogni degli individui e delle famiglie non solo nel loro contesto culturale e di comunità, ma anche rispetto al contesto abitativo, che dovrebbe essere idoneo ad accogliere pazienti con alto rischio di infezione, come i pazienti ematologici; venga inserita la specifica di prevenzione primaria, secondaria e terziaria comprendendo così anche quelle legate alle infezioni correlate all’assistenza”. Ail chiede inoltre “un richiamo all’integrazione con le organizzazioni del Terzo settore e con le associazioni di volontariato e di pazienti” che dovrebbero partecipare anche alla “definizione e misurazione degli obiettivi affidata agli infermieri di famiglia”. Necessaria, infine, “una adeguata formazione specialistica”.

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