Coronavirus in Mozambico: mons. Dalla Zuanna (vescovo Beira), “il vecchio virus della povertà e della guerra preoccupa di più”

“In Mozambico la frase ricorrente a proposito del Covid-19 è: ‘il vecchio virus della povertà e della guerra ci preoccupa più del nuovo virus’. La pandemia si inserisce in una situazione di fragilità a livello scolastico e abitativo, anche perché abbiamo tanti sfollati del ciclone che vivono ancora in tendopoli”. A parlare è mons. Claudio Dalla Zuanna, vescovo di Beira in Mozambico, durante un webinar organizzato oggi da Caritas italiana. Beira lo scorso anno è stata colpita duramente dai cicloni e ora è arrivata la pandemia. In Mozambico i dati ufficiali registrano 1000 contagi e 8 morti su 30 milioni di abitanti. Il 55% popolazione ha meno di 20 anni e il 60% vive in area rurale, per cui l’impatto del Covid-19 si è sentito meno. Le persone si spostano poco e si alimentano grazie all’agricoltura di sussistenza. Ma nelle città, come a Maputo e Beira, le conseguenza si sono fatte sentire. “Non è stato applicato un lockdown rigido perché sarebbe stato impossibile – racconta il vescovo –. Le persone vivono in case precarie, senza acqua corrente, pochi hanno lo stipendio a fine mese”. Le piccole e rare imprese hanno però dovuto chiudere, quindi i salariati risentono maggiormente degli effetti della crisi. “Senza il salario non si compra più al mercato informale, per cui a catena c’è un impoverimento generale”, precisa. Altro aspetto critico è stato il rientro di decine di migliaia di minatori mozambicani dal Sudafrica, che ha chiuso le miniere. Senza le rimesse dei migranti “nel sud l’impatto è stato molto forte”, dice. Inoltre da tre mesi le scuole sono chiuse e centinaia di migliaia di ragazzi sanno perdendo l’anno scolastico, come già accaduto nel 2019 a causa dei cicloni: “Ancora oggi molti edifici pubblici non sono stati recuperati, si va a scuola a cielo aperto, con la pioggia o con il sole”. “Il governo – prosegue mons. Dalla Zuanna – sta studiando delle misure per riaprire le scuole ma la disinfezione e il distanziamento sono inapplicabili. Le classi hanno 60/90 alunni. Non ci sono aule scolastiche né insegnanti a sufficienza. Su 600 scuole superiori 300 sono senza acqua corrente, le altre con servizi igienici precari”. Il vescovo ricorda anche la situazione di instabilità nella zona di Capo Delgado, al nord: “Da marzo sono aumentate le azioni militari di gruppi di rivoltosi, che hanno occupato intere cittadine. Ad aprile sono iniziate le prime rivendicazioni da parte dell’Isis, che cerca di cavalcare il malessere. È la provincia più povera del Mozambico e sono stati firmati contratti miliardari per l’estrazione di gas e materie prime”.

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